L’inverno è oramai alle porte. Le foglie degli alberi cadono in terra, stanche di opporsi alle sferzate del gelido vento del nord. La gente rimane chiusa nelle proprie case, lasciando vuote quelle strade che, d’estate, sono il luogo di ritrovo più ambito. È proprio in questo periodo che Franco ama uscire, camminare per la città deserta, alla ricerca della pace, del silenzio, di quel fascino che solo pochi sanno e che hanno provato. Non ama la folla. Lo spaventa. Si definisce un “animale notturno“, un solitario. È molto schivo e piuttosto diffidente.
Sono alcuni giorni che è piuttosto nervoso, è convinto che qualcuno lo stia seguendo. So bene che a prima vista può sembrare paranoico ma, chi lo conosce, sa che non è così.
L’ultima volta che sono andato a trovarlo, l’ho visto piuttosto turbato. Si era di nuovo rinchiuso nel suo mondo, lontano dalla realtà.
Lunedì sono uscito a fare una passeggiata e, passando davanti alla sua casa, o visto che era tutto chiuso. Ho provato a suonare ma non c’è stata risposta. Sono tornato lungo il fiume, vicino al ponte dove va di solito ma ho trovato solo una panca ricoperta di foglie.
Mi sono seduto sulla sponda del fiume ad aspettarlo per tutto il giorno ma inutilmente.
Tornando verso casa gli ho lasciato un biglietto nella cassetta della posta, pregandolo di chiamarmi appena fosse tornato ma non ho avuto sue notizie e questo non è un buon segno.
In passato è già capitato che si allontanasse per qualche giorno ma, questa volta, la cosa mi preoccupa molto. Non è uno sprovveduto, spesso mi ha raccontato dei viaggi che ha fatto, partendo solo con il suo zaino e pochi soldi in tasca.
Non sono tranquillo. Andrò a cercarlo.

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