Esaurimento… no grazie

Quandodecisi di mettermi in viaggio lo feci per allontanarmi da questa società che non riconoscevo più e di cui non volevo più farne parte. Quando chiusi la porta di casa alle mie spalle non avevo una meta ma un solo imperativo: ritrovare quello che ero. Iniziai a camminare con uno zaino in spalla e tanta speranza.

Dopo alcuni giorni di cammino mi sono imbattuto in un piccolo paesino circondato dalle campagne dove il tempo sembrava essersi fermato a qualche decennio fa. Le poche persone che vi abitavano erano per lo più contadini. Gente umile, tranquilla, socievole e altruista, esattamente l’opposto della società che ripudiavo. Non è la prima volta che mi accanisco contro quello che definisco: il male del nuovo millennio.
Quando ero un adolescente, non c’era la PSP, il Nintendo e non c’erano nemmeno i computer, non come quelli che abbiamo ora. I nostri giocattoli erano: i lego, i soldatini e tanta fantasia. Il nostro più grande divertimento era quando uscivamo di casa per incontrare gli amici. Poco importava se era caldo o freddo, l’importante era stare insieme.
Gli adulti, dopo una faticosa giornata di lavoro, si incontravano con i vicini, c’era spirito di gruppo, amicizia. Oggi veniamo risucchiati nel vortice dell’arrivismo, costi quel che costi, tutti arroccati nei nostri piccoli castelli di carta, preoccupati solo che l’erba del giardino sia più verde di quella del nostro vicino. Primeggiare ad ogni costo.

Sono sempre più convinto che non serve a nulla questa infinita scalata al potere perché, alla fine, ci ritroveremo comunque in cima al baratro e qualcuno ci presenterà il conto.
Non voglio più svegliarmi di notte con le mani tremolanti, il fiato corto e madido di sudore.
Non voglio più evitare di prendere l’ascensore.
Non voglio più rimanere chiuso in casa, spaventato da ciò che c’è fuori.
Non voglio più sentire il cuore in gola, respirare a stento e pensare che un infarto è alle porte.
Non voglio più… Non voglio più…
Ogni giorno apprezzo il poco che ho. Adoro camminare all’aria aperta, salutare le persone che incontro, vedere il sorriso dei giovani che ancora si divertono correndo dietro ad un pallone.
Ora però vi devo salutare, sto andando ad aiutare una famiglia a raccogliere le olive. Perché lo faccio? A loro occorrono delle braccia e a me un pasto caldo e un letto dove dormire.

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