Maggie la farfallina peperina

Erano trascorsi quasi due mesi da quando Antonio, il vecchio fornaio della città dai tetti blu, era ritornato in città. Era rimasto per cinque anni a vagabondare nella boscaglia sulla grande montagna, fino a quando Maria e Milo, il gattino dai poteri magici, lo avevano ritrovato. Aveva perso la memoria per cinque lunghi anni, ma gli fu sufficiente trascorrere pochi giorni nella città dove era nato e cresciuto, insieme alla sua famiglia, con la sua nipotina e gli abitanti del villaggio, per ricordare chi fosse e tornare ad essere quello di una volta.
Antonio era stato sempre un tipo molto testardo e dopo pochi giorni il suo arrivo in città, voleva ritornare nel suo vecchio mulino. Marco provò a dissuaderlo, ma fu inutile. Quella sera salì in camera, raccolse le poche cose che aveva e le mise nella sua sacca, dopo di che lasciò la casa dove Marco lo aveva ospitato. La piccola Maria fu la sola a corrergli dietro ne tentativo di fermarlo.
– Nonno, nonnino, ti prego rimani, non puoi andartene così. –
– Ma non sto partendo. – Rispose con voce cupa e sguardo basso. – Torno al vecchio mulino. É stato chiuso per molto tempo e credo che sia ora di riaprire bottega.
La piccola Maria aveva gli occhi pieni di lacrime, ma nonostante la giovane età era molto caparbia. Afferrò il nonno per i pantaloni e non aveva affatto intenzione di mollare la presa.
– Ti prego nonno rimani ancora qualche giorno con noi. Sei sparito per cinque anni e ora che sei tornato, non voglio perderti di nuovo. – Nessuno sarebbe riuscito a dire di no ad un’adorabile bambina coma Maria, specialmente se ti fissa con degli occhi azzurri pieni di lacrime.
Antonio non sapeva più cosa fare. La sua adorata nipotina lo supplicava a rimanere e in fondo alla stanza, suo figlio e la giovane Lucia lo guardavano supplicandogli di rimanere.
– Ti prego nonno, non lasciaci così presto, rimani ancora un po’ con noi. –
– E va bene, rimango ancora per un po’, dopo tutto devo sistemare il vecchio mulino prima di riaprirlo e un posto dove dormire dormire mi farebbe davvero comodo. –
Quella sera Lucia preparò una fantastica cena utilizzando le poche provviste che erano rimaste nella dispensa e la piccola Maria le diede una mano.
Apparecchiarono la tavola con la tovaglia nuova che Lucia teneva da pare per le grandi occasioni. Marco andò in cantina a prendere una bottiglia del vino migliore, mentre Lucia diede fondo a tutto il suo talento di cuoca per preparare della pasta con pomodoro e pancetta. Con le uova che aveva raccolto quella mattina Marco, preparò una buonissima frittata e per finire non mancarono patate arrosto e una gustosa insalata. Fu una splendida serata trascorsa in famiglia, a mangiare, ridere e parlare come non si faceva più da molto tempo.
Terminata la cena, Maria andò in cucina ad aiutare la mamma a sparecchiare e a lavare i piatti, mentre il nonno si sedette sulla poltrona vicino al camino con Marco a fumare la pipa e a parlare dei lavori da fare al vecchio mulino.
– Chi si è occupato del mulino durante la mia assenza? – Il mulino era tutto per Antonio e non poteva certo immaginare che in quei dieci anni nessuno si era preso cura della sua creatura.
– Vedi papà, stiamo attraversando dei periodi difficili. Gli affari alla segheria non vanno molto bene, c’è molta crisi e i soldi spesso non bastano per arrivare a fine mese. –
– Mi stai forse dicendo che in tutti questi anni non ti sei mai occupato del mulino? – Antonio sembrava piuttosto agitato, dalla pipa iniziò ad uscire così tanto fumo che sembrava una locomotiva a vapore.
– Avrei voluto ma non potevo. Mi dispiace averti deluso, ma se me lo permetterai, vorrei aiutarti a farlo tornare quello di un tempo. –
Antonio era stato sempre un tipo burbero e cinque anni di esilio in una grotta in cima ad una montagna di certo non lo avevano intenerito. Tuttavia, dietro quell’armatura da burbero, si celava un vecchietto tanto sensibile.
– Avrò sicuramente bisogno di un valente falegname, pertanto accetterò volentieri il tuo aiuto. – Furono sufficienti poche parole per far tornare il buon umore a Marco.
– Buono questo tabacco, hai anche del buon sidro da bere? – Marco fece un gran sorriso, si alzò e andò a prendere l’ultima bottiglia di sidro di mele che conservava da alcuni anni in cima alla credenza, ne versò un bicchiere a suo padre e ne prese uno anche per se.
Antonio e Marco discussero fino a tardi sui lavori da fare al mulino. Dopo aver aiutato Lucia nelle faccende di casa, Maria salì nella sua camera e si mise ad ascoltare il nonno e suo padre che discutevano sui lavori da fare al mulino. Fu una bellissima serata.
Antonio rimase ospite di suo figlio per tutto l’inverno, poi all’inizio della primavera si trasferì al vecchio mulino dove iniziò i lavori per rimettere di nuovo in funzione la grande macina. In pochi giorni ripulì e verniciò di fresco la camera da letto, la cucina e il bagno, ora toccava al resto dell’edificio.
La prima domenica di giugno, al termine dell’omelia, quasi tutti gli abitanti della città dai tetti blu, andarono al vecchio mulino per aiutare Antonio nei lavori di restauro dello stabile. C’era tanto lavoro da fare e Antonio e Marco da soli, avrebbero impiegato più di un anno per terminarlo, ma con l’aiuto di tutti, il mulino poté riaprire i battenti già a metà agosto. Il vecchio mugnaio era sempre stato generoso nei confronti della comunità e ora che lui aveva bisogno, molti si erano fatti avanti per aiutarlo.
Ogni giorno Maria aspettava con ansia il suono della campanella per correre al mulino e vedere il procedere dei lavori. C’erano sempre tanti operai, alcuni intenti a ricostruire una parete, altri a sistemare le persiane che il tempo aveva logorato e il vecchio mugnaio correva a destra e a sinistra a controllare che tutti svolgessero bene i loro compiti. Maria avrebbe voluto giocare con suo nonno, ma lui era troppo impegnato a seguire i lavori, il mulino doveva tornare a splendere come un tempo e non c’era spazio per una bambina che voleva passare del tempo con suo nonno. Per fortuna c’era sempre il suo Milo, il fedele gattino che aveva salvato dalle fredde acque del fiume azzurro alcuni mesi prima.
Antonio non era da solo nel seguire i lavori, ogni giorno Marco era al suo fianco. Gli affari alla segheria non andavano affatto bene, il signor Giovanni era stato costretto a mandare a casa alcuni operai e purtroppo Marco era uno di questi. Erano trascorsi dieci giorni da quando era stato licenziato, ma non aveva ancora trovato il coraggio di dirlo a Lucia. Pensava di completare prima i lavori al mulino e solo dopo avrebbe confessato a sua moglie che non aveva più un lavoro.
In tutto questo la piccola Maria si ritrovava di nuovo al punto di partenza, non aveva nessuno con cui giocare, a parte il fedele Milo. Rassegnata, iniziò ad esplorare con il suo fedele compagno i campi intorno al mulino.
La primavera era arrivata prima del tempo, i campi erano già fioriti, le api svolazzavano allegre da un fiore all’altro succhiando il dolce nettare, le rondini cinguettavano e volavano alte nei cieli, gli scoiattoli uscivano dalle loro tane per andare a cercare del cibo. Si preannunciava un’estate come tutte le altre, ma questo perché Maria e Milo non avevano ancora incontrato Arturo.
Accadde il giorno in cui al mulino tutti erano presi a far ripartire la grande pala che sotto la spinta delle acque del fiume azzurro, azionava gli ingranaggi che mettevano in movimento la ruota di pietra, che a sua volta schiacciava i chicchi di grano trasformandoli nella migliore farina della contea. Come gli altri giorni, Maria andò al mulino nella speranza di poter giocare con suo padre o trascorrere del tempo con il nonno, ma come sempre erano troppo presi con la ristrutturazione. Rassegnata, andò con Milo ai piedi della collina, dove il fiume azzurro, grazie ad una insenatura artificiale, formava un piccolo lago, ai bordi del quale crescevano dei bellissimi fiori dai mille colori. Quel giorno Maria era molto triste e nemmeno Milo era riuscito a risollevare il morale, ma poi tutto cambiò quando vide un piccolo bruco sulla folgia di un fiore. Arturo era un bruco piuttosto cicciottello, di colore verde chiaro con molti puntini neri sparsi in tutto il corpo. Molto goffo nei movimenti con un grande faccione a forma di mela, di colore giallo e cerchiato di rosso con due piccole fessure arancioni al posto degli occhi.
Quando Maria lo vide, stava strisciando sulla foglia di una gerbera e man mano che camminava ne faceva sparire un pezzo mordendola con quella enorme bocca che aveva piena di denti aguzzi.
– Guarda Milo, guarda che buffo animale, si sta divorando tutta la foglia, se continua a mangiare così, farà di sicuro un’indigestione. – Quando Milo si avvicinò per vedere meglio, Arturo smise di mangiare e con quel grosso faccione si voltò a guardare i due spettatori. Maria e Milo si scambiarono uno sguardo dubbioso e poi tornarono ad osservare quel comico insetto.
– Cosa avete da guardare, trovate tanto strano che un vecchio bruco abbia così tanto appetito? – Inutile dire quanto i due amici rimasero sorpresi, nello scoprire che anche quel bruco fosse in grado di parlare.
– Anche tu puoi parlare? – Domandò Milo con eccitazione. – Puoi fare anche delle magie?-
Il buffo animaletto si mise a ridere.
– No amico mio, non posso fare magie e se voi riuscite a capirmi è perché tu devi essere Milo, il gatto magico. –
– Tu sai chi sono? –
– Ma certo, tutti ti conoscono e sanno dei tuoi poteri, nella contea le notizie corrono in fretta. –
Da quel giorno, nacque trai tre una grande amicizia. Trascorsero insieme bellissime giornate e momenti indimenticabili, due mesi che ognuno avrebbe ricordato a lungo. Peccato però che le cose belle finiscono in fretta.
Era una giornata molto nuvolosa che lasciava presagire un pomeriggio piovoso. Al mulino i lavori erano a buon punto, mancavano solo poche rifiniture e appena quindici giorni di lavoro per completare i lavori. Maria stava correndo al piccolo lago insieme a Milo per prendere Arturo e portarlo al mulino, volevano fargli vedere lo splendore che aveva riacquistato, ma quando arrivarono, videro qualcosa di strano. Il goffo insetto, stava immobile sullo stelo di un fiore, con gli occhi chiusi e dalla bocca stava uscendo un sottile filo di seta che stava avvolgendo Arturo come una mummia. Maria iniziò a chiamarlo, ma non ottenne nessuna risposta. Milo provò con i suoi poteri, ma sembravano non funzionare. In poco tempo quel ciccioso animale venne avvolto completamente dal suo stesso filo di seta, chiudendosi in un grande bozzolo. Maria scoppiò in lacrime credendo che Arturo fosse morto. Milo non sapeva proprio cosa fare per aiutare il vecchio bruco, tanto meno cosa dire alla sua amica per rassicurarla.
– Credo che sia morto, non possiamo fare nulla per aiutarlo. Mamma gatta mi raccontava che sono cose che capitano è la vita. La sola cosa che possiamo fare per lui è darli una degna sepoltura. – Maria sapeva in cuor suo che Milo aveva ragione, ma accettare la morte di un amico è sempre difficile.
La piccola Maria prese alcune foglie, vi depose ciò che rimaneva di Arturo e tenendolo stretto a se, andò di corsa a casa. Quella sera Maria e Milo non scesero nemmeno per la cena.
– Questa sera Maria e il suo gattino non scendono per la cena? – Chiese preoccupato Antonio.
– Nel pomeriggio è tornata a casa con un bozzolo chiuso in una mano, e piangendo mi raccontava che Arturo, il suo amico, era morto. – Iniziò a raccontare Lucia – Poi è salita in camera e non è più scesa. Più tardi le porterò un po’ di minestra e un bicchiere di latte con dei biscotti. –
Antonio smise di mangiare, era seriamente preoccupato per sua nipote e solo in quel momento si accorse che da quando era tornato, il suo unico pensiero era stato quello di riparare il mulino, dimenticandosi di Maria e del rischio che aveva corso per ritrovarlo quando aveva perso la memoria e da quasi cinque anni, vagabondava sulla grande montagna.
– Scusate ma non ho più fame. Se non vi dispiace salgo disopra a portare la cena a Maria. –
– Ma cero, non c’è problema. – Lucia si alzò, andò in cucina, prese un vassoio di legno ci mise sopra il piatto con la minestra, alcuni biscotti e un bicchiere di latte, poi tornò nella sala e lo diete ad Antonio.
L’anziano mugnaio, salì lentamente le scale accanto al camino che portavano al piano alto, dove si trovava la camera di Maria. Arrivato davanti alla porta bussò tre volte e chiese se poteva entrare. Singhiozzando Maria lo fece entrare, lo abbraccio e scoppiò in lacrime come un fiume in piena e gli raccontò del piccolo Arturo. Antonio ascoltò con pazienza il racconto della nipote, poi prese le foglie con sopra il bozzolo e lo appoggiò sul davanzale della finestra.
– Maria, non devi disperarti per il tuo amico. Ora non posso spiegarti, ma vai a dormire e domani quando ti sveglierai, troverai una bella sorpresa. – Maria aveva molta considerazione di suo nonno e sapeva che non le avrebbe mai mentito, così andò a dormire.
Quando i primi raggi del sole illuminarono la camere da letto, Maria aprì gli occhi e ancora un po’ assonnata guardò il bozzolo che suo nonno aveva appoggiato sul davanzale.
– Milo presto svegliati, qualcuno a spezzato in due il bozzolo e Arturo è sparito. –
In quel preciso momento, un farfalla dai mille colori con lunghe antenne in testa e con della grandi ali che sembravano essere di velluto. Svolazzò in tutta la stanza ridacchiando, spaventando Milo che si rifugiò sotto il letto e Maria che si nascose sotto le coperte.
– Maria, Milo, cosa fate, avete paura di me? – Quella giovane farfalla non riusciva a smettere di ridere.
– Chi sei tu e dove hai portato Arturo? –
– Ma come, non mi riconosci? Sono io, Arturo. –
– Arturo era un bruco e tu non assomigli a un bruco. – La farfalla non riusciva proprio a smettere di ridere, fece ancora un’evoluzione e poi si posò sul davanzale accanto al bozzolo.
– Non devi aver paure di me, scusa ma pensavo sapessi che noi bruchi al termine della nostra vita ci chiudiamo in un bozzolo e al nostro risveglio ci trasformiamo in farfalle.-
– Mi stai dicendo che tu sei Arturo? –
– Veramente ora sono una farfalla e mi chiamo Maggie. –
Maria scese dal letto e si avvicinò a Maggie osservandola attentamente in ogni suo dettaglio.
– Sei bellissima, ma ora ti trasformerai nuovamente? –
– No… non più ora rimarrò per sempre una farfalla, ma dimmi, oggi che si fa? –
– Naturalmente usciamo a giocare. –
Quella fu una splendida giornata. Maria si vestì in fretta, fece colazione e uscì con Milo e Maggie a giocare nel piccolo stagno vicino al mulino. Ora c’era un nuovo membro del gruppo e insieme avrebbe vissuto tante bellissime avventure.

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