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Franco Pezzato

Ieri sera sono andato a trovare Franco. Erano alcuni giorni che non ci sentivamo e in giro non si era fatto più vedere.

Quando ha aperto la porta di casa, quasi non lo riconoscevo. Aveva la barba lunga, gli occhi rossi, indossava un paio di pantaloncini, una maglietta e delle ciabatte. Non aveva un bell’aspetto, sembrava più magro del solito e le occhiaie erano un evidente segno di notti insonne. Mi ha fatto entrare e come al solito mi ha offerto un bicchiere di vino e uno dei suoi sigari.

Quando gli ho chiesto cosa avesse fatto, non ottenni subito una risposta, poi al terzo bicchiere di vino si è lasciando andare e finalmente mi ha confidato cosa lo turbava.

Aveva sentito una notizia al telegiornale che lo aveva particolarmente colpito. Il servizio in questione parlava dei pensionati, sostenendo che molti di loro avevano problemi per arrivare alla fine del mese e che spesso nelle grandi città, per mangiare, sono costretti a mettersi in fila presso i centri che distribuiscono cibo per i senza tetto.

In quelle persone, lui rivedeva se stesso, la sua generazione, gente che ha dato molto per il paese ma ora che sono in difficoltà, lo stato fa poco o nulla per aiutarli.

Franco vive da solo in una piccola casa rurale alla periferia di Foligno, che ha ereditato dai genitori e il suo unico sostentamento è una misera pensione con la quale a stento arriva alla fine del mese. Per lui vedere che molta gente ostenta la propria ricchezza mentre altri, dopo una vita di duro lavoro, si devono umiliare andando a chiedere un pezzo di pane per mangiare, è un segnale che ci dovrebbe far capire quanto sia caduto in basso il genere umano.

“Non ci sono più i valori di una volta”, mi ha detto con le lacrime agli occhi, “La società d’oggi ha dei valori che la mia generazione non riesce più a capire. Che fine ha fatto la dignità, il rispetto delle persone, l’onore, l’onestà e tutti quei valori che sono stati i pilastri degli anni passati?”

La risposta potrebbe apparire scontata, ma in quel momento non seppi cosa dire.

Siamo rimasti in silenzio, seduti sulla veranda guardando il cielo fumando il nostro sigaro, confidando che il domani non sia così buio come appare oggi.

 

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