Cose Scontate
Alcuni di voi mi hanno scritto che spesso nel blog parlo di cose “ovvie”, “scontate”. Forse hanno ragione, anzi; sicuramente hanno ragione. Il motivo che mi ha spinto a farlo è che secondo il mio punto di vista, abbiamo perso quelli che dovrebbero essere i veri valori della vita, sostituendoli con altri più futili, troppo materiali. Oramai viviamo in un mondo che ci ha uniformati, standardizzati, come tanti piccoli cloni. Ci diamo tutti un gran da fare per essere originali, ma in realtà non siamo altro che delle brutte copie del peggio di noi. Non amo ripetermi, ma credo che dovremmo fare uno sforzo per uscire dal bozzolo in cui la società ci ha rinchiuso, un po’ come nel film Matrix. Ci siamo rinchiusi nel nosctro guscio dove tutto è perfetto senza nemmeno sapere cosa c’è fuori. Abbiamo perso lo spirito di provare per paura di non riuscire e visto che il fallimento non è conteplato nel nostro mondo idilliaco, ci allineamo al primo della fila rimanendo ben coperti, deridendo i pochi che vediamo fuori dal lungo cordone ombellicale che ci unisce. Sono quelli che dovrmmo guardare e prendere come esempio, i “derisi”; che contro qualsiasi pronostico tentono di uscira dall’inevitabile omologazione. Solo pochi di essi riusciranno nel loro intento e alcuni di questi finiscono come Franco, emarginati ma sereni, fieri, con una loro dignita, quella che noi abbiamo perso da molto tempo.
Non so se riuscirò nel mio intento, ma spero che dire “cose ovvie” possa aiutare qualcuno ad aprire gli occhi affinchè veda quello che è il mondo reale e che possa così staccarsi dal cordone ombellicale, ed iniziare a camminare con le proprie gambe.
Per realizzare “Un mondo migliore” bisogna crederci.














La banalità, ciò che è ovvio o scontato…. Ma cos’ è
faustoLa banalità, ciò che è ovvio o scontato….
Ma cos’ è oggi banale? E’ banale dire che di fronte a un’ingiustizia ci si indigna…. O dire che il rispetto è la base di una convivenza civile…
Ma allora ciò che è banale e ovvio fa parte di comportamenti universalmente ritenuti normali e conseguentemente assimilabili alla consuetudine di tutti i giorni.
Sergio, nello scrivere le sue impressioni, scrive veramente di situazioni verosimilmente ritenute “ovvie e scontate”, ma che in realtà non lo sono.
Il RISPETTO: è l’antitesi della prevaricazione a tutti i costi che caratterizza il mondo globalizzato in cui viviamo oggi. Un bambino che si affaccia ai primi contatti sociali in un asilo o a scuola se ha un’educazione non violenta e fondata sulla solidarietà e sul rispetto, ha bune probabilità di essere emarginato e considerato “strano” da chi , genitori e figli, vive con il costante pensiero dell’essere vincente a tutti i costi perchè altrimenti sopraffatto.
L’omologazione dei comportamenti della nostra civiltà evoluta (vincenti o vinti) comporta, secondo me, l’annientamento dell’individuo nelle sue aspirazioni, nelle sue caratteristiche peculiari che lo rendono veramente originale e capace di dare a tutti gli altri un contributo di crescita in senso lato (sociale, culturale o semplicemente di conoscenza).
Questo produce un reset della storia di ognuno di noi, delle proprie sensazioni, dei propri ricordi e dei principi con cui si cresce e in cui si crede. Praticamente, anche se ognuno di noi sa che è eticamente scorretto rubare o uccidere, vediamo regolarmente e sempre più frequentemente furti guerre e violenze di ogni genere e forse nonostante tutto non ci si indigna neanche più di tanto trovando giustificato quell’omicidio (se lo meritava…), quella guerra ( era santa…), quella sopraffazione (erano selvaggi…).
L’AMORE: un sentimento profondo, ma ritenuto ovvio e banale se rapportato alla sfera familiare o all’amicizia. Ma il velocizzarsi dei ritmi di vita, l’ipocrisia dei rapporti fra persone e la disgregazione sociale lo stanno rendendo una peculiarità per pochi che ancora possono permettersi il lusso di vivere questo sentimento nei momenti di incontro che ancora resistono nonostante gli affari, il lavoro, e il tempo libero da dedicare a se stessi.
Due esempi di “ovvietà” o di “banalità” della sfera dei comportamenti che, senza scomodare religioni o etica, sono parte di ciò che Sergio racconta e su cui ci invita a riflettere, non tanto per portarci sulla retta via (chissà qual è), ma semplicemente per far nascere un tarlo nei pensieri che ormai si stanno uniformando, ormai si stanno cristallizzando, dando ormai tutto per ovvio e scontato.
Mi piace il modo che ha Sergio di raccontare piccole cose, fatti forse marginali ma con spunti di riflessione comuni ai grandi temi attuali: la solidarietà, l’amicizia…la giustizia. Del resto se ci soffermiamo a pensare e per il desiderio di essere possibilmente felici in un contesto che almeno ti permetta di provare a d esserlo.
Ciao Fausto