La vita di una Farfalla
S. Casoni | 31 ottobre 2007 | 16:44Ancora una volta vi ho abbandonato per qualche giorno. Non voglio trovare scuse, ma il tempo non basta mai. La famiglia, gli impegni di lavoro e gli imprevisti che sono sempre di più, lasciando poco spazio a quelli che sono i piaceri della vita.
L’altro giorno sono andato a trovare Franco. Erano passati troppi giorni dall’ultima volta che l’avevo visto e conoscendolo, sapevo che non era un buon segno.
Arrivato davanti alla sua casa, ho notato che le persiane erano chiuse, la cassetta della posta piena di lettere e Trudy, il suo gatto, che dormiva sullo zerbino.
Chi non lo conosce si sarebbe subito allarmato, ma io sapevo bene dove trovarlo.
Non molto lontano dalla sua casa, c’è un piccolo paese abbandonato, attraversato da un fiume. Quando Franco attraversa dei periodi negativi, va spesso in quel luogo che oramai non è altro che un insieme di ruderi. Alcune volte si mette a pescare, altre rimane seduto sotto la grande quercia vicino al ponte, su di una vecchia panca ricavata dal tronco di un albero. Lo trovai proprio lì, seduto a guardare lo scorrere dell’acqua. Sapevo già che sarebbe stato inutile chiamarlo, non mi avrebbe sentito. Così mi sono seduto vicino a lui ad osservare una farfalla che si era posata su di un fiore. Dopo quasi un’ora, Franco tornò nel mondo dei vivi e mi domandò se sapevo quanto vivesse una farfalla. Gli risposi che non lo sapevo, ma lui non ascoltò la mia risposta. Continuò nel suo monologo dicendo che le farfalle sanno di avere una vita breve, eppure sono felici, volano da un fiore all’altro con fare armonioso e quando le vedi, sembra quasi che ti sorridano. La natura è un sistema perfetto, dove tutto si incastra alla perfezione, fino al più piccolo dettaglio.
Poi si è girato e dopo avermi guardato dritto negli occhi, continuò il suo pensiero, dicendo che chiunque avesse creato l’universo, aveva commesso un solo errore. Aveva creato anche l’uomo.
Non disse altro. Siamo rimasti seduti a guardare l’ evoluzioni della piccola farfalla per altre due ore, poi ci siamo salutati. Io sono tornato a casa e lui è rimasto seduto su quella vecchia panca e conoscendolo, credo che sia rimasto lì per tutta la notte.





