Il potere della stupidità
S. Casoni | 5 novembre 2008 | 10:04Da ieri, ho deciso di inaugurare un nuovo filone.
Ha darmi il “La”, è stato il mio amico Franco Pezzato.
Lunedì sera, di ritorno da Roma dove mi ero recato per lavoro, visto che erano alcuni giorni che non avevo sue notizie, ho approfittato per andarlo a trovare. Una parola tira l’altra, erano le otto quando Franco, persona molto altruista, mi ha invitato a cenare e non ho potuto che accettare con gioia.
Era quasi l’alba quando sono tornato a casa. Abbiamo parlato di tutto e uno degli argomenti di cui abbiamo discusso è stato quello della “stupidità delle persone”.
Albert Einstein disse: “Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma riguardo all’universo ho ancora dei dubbi.”
Nella fiaba di Andersen “I vestiti nuovi dell’imperatore”, Un sovrano “stupido” viene convinto da un sarto imbroglione, ad indossare un vestito stupendo, ma invisibile agli stupidi. Naturalmente si trattava di una truffa, ma nessuno ebbe il coraggio di contraddire l’imperatore, e questo per non ammettere la propria stupidità, eccetto un bambino che ebbe il coraggio di dire, che il re era nudo.
Di solito, lo stupido non sa di esserlo, e questo non fa altro che alimentare la forza devastante dello stupido, che non riconosce i propri limiti, e resta fossilizzato nelle proprie convinzione, senza riuscire a cambiarle.
Entrambi abbiamo convenuto che la “stupidità” è contagiosa, e un fattore che l’amplifica è sicuramente il trovarsi in una posizione di comando. A tal proposito, si può citare quello che diceva il filosofo tedesco, Friedrich Nietzsche: “ Il potere rende stupidi. Le persone al potere sono spesso indotte a pensare che proprio perché sono al potere sono migliori, più capaci, più intelligenti, più sagge del resto dell’umanità.
Su questo argomento si potrebbe parlare all’infinito ma per il momento preferisco fermarmi qui.
Dai prossimi giorni, troverete una serie di storie realmente accadute a Franco, sul posto di lavoro. Parliamo di alcuni anni fa, ma ritengo che ancora oggi, accadano situazioni simili.






La stupidità condita con l'arroganza, e l'ignoranza, intesa proprio come
Duliamo ErgassiaLa stupidità condita con l’arroganza, e l’ignoranza, intesa proprio come una mancanza di informazioni, una carenza di nozioni e di sapere fanno dell’uomo l’animale che è. Con la non piccola differenza che, l’uomo deve condividere la sua esistenza con gli altri e con la natura stessa, gli altri e la natura possono fare a meno del’uomo e soprattutto sua stupidità, anche se lui nella maggior parte dei casi… purtroppo… ha a che fare con posti di comando e di responsibilità…(vedi George W. il più stupido dei Bush) e altri…peccato.
La STUPIDITA’ del potere ovvero il QUARTO SESSO Leggendo i temi
A. BrazoLa STUPIDITA’ del potere ovvero il QUARTO SESSO
Leggendo i temi trattati su questo sito non sono riuscito a resistere nel dire la mia. Sono un fedelissimo della rete perché credo sia un mezzo di democrazia. E poi nella società dell’immagine sentir parlare di potere fa quasi uno strano effetto…sembra che la gente sia tanto distratta da altro, che quasi del potere non importi più a nessuno. E forse è così. Ma per molti che se ne disinteressano, troviamo ristrette minoranze che desiderano il potere in modo sempre più aggressivo fino ad arrivare a compiere atti violenti sopratutto davanti alle telecamere. E per dire la mia sul potere penso sia giusto affrontare l’argomento un po’ da lontano.
Ecco qua…fino a qualche decennio fa, quando si parlava di politica si finiva sempre col dire “Ma voi come la pensate?”….si finiva sempre con l’etichettare una persona; un fascista, un comunista, un liberale, un democratico, un socialista…ma oggi? Oggi no. Oggi se uno mi chiede come la penso politicamente io rispondo “sono un uomo e mi piacciono le donne”. E che c’entra direte voi…c’entra, signori, c’entra.
Perché se proviamo una volta tanto ad affrontare il discorso della politica da un’ ottica completamente diversa, quella sessuale, ci accorgiamo inesorabilmente che esistono 4 sessi: i maschi, le femmine, gli omosessuali e quelli che voglio il potere,ossia il QUARTO sesso. E proviamo a capire questo quarto sesso mettendoci nei loro panni. A Napoli –la mia città- si dice “E’ meglio cumannà che fottere…” e questa efficace espressione ci fa capire subito che chi vive pensando solo a raggiungere il potere si eccita come un maschio vicino ad una bella donna. L’unica differenza sta nel fatto che il potere non sazia, anzi è come una droga…richiede sempre dosi maggiori. E’ una libidine violenta che ti prende e ti domina. Un’eccitazione più forte di te che ti fa passare sopra qualsiasi bassezza e meschinità. Una forza che non conosce amicizia, senso del rispetto, pietà per i deboli. E allora si finisce con il comprendere il tradimento, con il giustificare la tortura. Ma insomma cosa significa “Potere”, chi è questa donna irresistibile che non può esser divisa perché come tutte le vere passioni è assoluta?
Come fare per conquistarla se la donna-potere è una ed è desiderata da tanti?
Si finisce col desiderare un esercito per poterla conquistare, si cerca una bandiera dietro alla quale questo esercito si possa riconoscere. E così nascono i grandi obiettivi (un tempo ideali), ovvero le grandi “Scuse storiche”….le Scuse storiche.
Ebbene sì! Quelle che Freud chiama le “Identificazioni”. Insomma se io voglio farmi seguire da un esercito per prendere il potere, devo innanzitutto trovare un scusa ovvero una bandiera dietro alla quale camminare. I miei uomini avranno bisogno di slogan, di inni con cui esaltarsi. Ma per scegliere con cura gli slogan migliori io devo sondare la galassia complessa dell’animo umano e capire quali corde toccare, quali sentimenti risiedono nei giovani cuori dei miei soldati.
L’ideale di Patria è stato di gran lunga il più utilizzato a scopi di potere. E questo perché il sentimento di Patria deriva direttamente dal sentimento di famiglia. Chi non ama i propri figli e i propri genitori? Chi non si sente solidale con i propri amici e con i propri concittadini? Tra fare il tifo per la propria squadra di calcio e fare la guerra con un popolo straniero il passo è breve. Basta eccitare le differenze e subito ti ritrovi un esercito. Così nacque l’Impero Romano, dove la qualifica di “cives romanus” era la massima onorificenza mondiale. Così nacquero Napoleone, Hitler e Mussolini.
Poi con l’Illuminismo arrivò l’ideale di Giustizia come movente. E già perché fino ad allora la Chiesa Cristiana aveva convinto tutti che la Giustizia non era cosa di questo mondo e solo nell’aldilà si sarebbero pareggiati i conti. Tuttavia l’ideale di Giustizia, una volta preso piede, ha sovrastato l’ideale di Patria e Religione. Marx è stato il Messia, Lenin lo stratega, Stalin il Dittatore….
E’ soltanto il mostro del potere che ogni volta s’intrufola nelle file dei puri per poi comparire al vertice della piramide quando ormai tutti si sono SPONTANEAMENTE incatenati al suo carro.
Per concludere saluto tutti ricordando un grande.
“Al momento di marciare molti non sanno che alla loro testa marcia il nemico.
La voce che li comanda è la voce del nemico.
E chi parla del nemico è lui stesso il nemico.”
BERTOLT BRECHT
Il potere di Masaniello Forse non tutti gli Italiani ricordano le
Michele S.Il potere di Masaniello
Forse non tutti gli Italiani ricordano le pagine dei libri di scuola dove si narrava della rivoluzione di Masaniello. Io sono tra questi. Tempo fa passeggiavo per le vie della città in cui lavoro e dopo un po’ per riposarmi sono entrato in una libreria del centro. Curiosando tra gli scaffali la mia attenzione è caduta su un libro che narrava la storia di Masaniello, il famoso Tommaso Aniello che mise a soqquadro Napoli nel 1647. Non ho resistito e l’ho acquistato. Quando nella vita mi imbatto in persone assetate di potere, riesco sempre ad affrontarle con coraggio ripensando ai validi insegnamenti di quella vicenda. Ma direi di raccontare subito come andò. Si trattò di una grande rappresentazione teatrale e come tutte le rappresentazioni teatrali che si rispettino iniziò con le prove. Un mese prima, poiché avevano arrestato la moglie per contrabbando di farina, incendiò una baracca del dazio a piazza Mercato ed una settimana prima,con la scusa dei festeggiamenti della Madonna del Carmine, armò con canne lunghissime duecento lazzaroni vestiti da turchi, i cosiddetti “alarbi” e li fece sfilare davanti a palazzo reale. Arrivati al cospetto della famiglia reale e di tutta la corte, gli alarbi di Masaniello si allinearono voltarono la schiena e deposero per terra le loro canne di bambù, mostrando così il fondo schiena al vicerè e a tutti i grandi di Spagna affacciati alle balconate.
Una settimana dopo iniziava la vera rivoluzione. Il primo vero motivo di tale rivoluzione era stata la ben nota tassa sulla frutta che il vicerè, duca d’Arcos, con il beneplacito dei nobili napoletani aveva imposto alcuni mesi prima. Ebbene mentre oggi spesso le rivolte di piazza iniziano con le sassaiole di gruppi violenti, quella di Masaniello iniziò col lancio di fichi. Sì fichi e parolacce misero in fuga i soldati spagnoli e il popolo napoletano al grido isterico di “Viva il Re di Spagna, viva S.Gennaro, viva Masaniello” invase palazzo reale. Quello stesso giorno eliminarono la tassa sulla frutta.
Ma a questo punto Masaniello non si volle più accontentare di questa sua vittoria,anche perché fu istigato dal subdolo Genoino, ideologo della rivoluzione, che in quella congiuntura ebbe modo di sfogare le sue velleità politiche, per metà liberali per metà arteriosclerotiche; costui infatti aveva più di ottant’anni. La rivoluzione continuò con una serie di inviti a corte…un fatto assai nuovo nella storia delle rivoluzioni! Masaniello,con un cappello di piume e con un vestito di lana bianca laminato d’argento,andò a trovare il vicerè e appena lo vide svenne ai suoi piedi, come il mitico Fracchia ai piedi del suo capufficio. Ripresi i sensi, da vero rivoluzionario napoletano, proclamò il proprio attaccamento per il re di Spagna e promise un contributo di un milione di ducati….chissà dove pensava di prendere quella somma. A sua volta il vicerè pensò di regalargli una collana d’oro dal valore di 3000 ducati che Masaniello prima rifiutò e poi finì per accettare. Quindi si affacciarono entrambi al balcone di Palazzo Reale e il popolo entusiasta prese a gridare “Viva il Re,viva Masaniello e viva la Madonna”. Alcuni giorni dopo la moglie del vicerè regalò tre abiti alla moglie di Masaniello e li invitò di nuovo a corte per un pranzo intimo. Ed è lì che avvenne il mistero della limonata. Quale limonata - direte voi. Voi dovete sapere che il dramma del potere di Masaniello è un dramma in due atti. Il primo atto si conclude proprio con il mistero della limonata, ovvero con Masaniello che beve la limonata a palazzo reale. Ora nessuna cronaca dell’epoca lo dice ma le ipotesi sono tre: o la limonata era avvelenata o si sparse la voce che Masaniello era pazzo, o fu il potere ottenuto con la fiducia del vicerè che veramente gli dette alla testa. Certo è che da quando bevve quella limonata a Palazzo Reale Masaniello non fu più lui. Fece cose incredibili: baciò i piedi al duca d’Arcos,prese a calci il conte di Maddaloni, fece fermare il corteo del vicerè, mentre si recavano assieme al Duomo ,per fare pipì dietro una fontana. Quindi si autoproclamò “Generalissimo della Serenissima Reale Repubblica Napoletana”. Il secondo atto noto come “i cinque giorni della pazzia di Masaniello” fu l’epilogo del povero Masaniello. Iniziò ad amministrare con una certa energia una specie di giustizia –diremmo una giustizia personale. Fece fuori moltissimi briganti che inutilmente fino ad allora i vicerè spagnoli avevano perseguitato, spopolò le carceri concedendo amnistie e condannando a morte con una decisione mai riscontrata prima nella storia. La pazzia, dovuta evidentemente ad una scarsa dimestichezza con il potere, nel frattempo incalzava. Arrivò ad un punto che tutti erano contro di lui: gli spagnoli e i lazzari, ossia gli ex compagni di barricata. Fu imprigionato, ma fuggì. Inseguito si rifugiò nella chiesa del Carmine e qui salito sul pulpito iniziò un discorso per parlare al suo popolo per l’ultima volta. Credo sia bene riportare le parole che pronunciò:
“Amici,popolo, gente! Voi pensate che sono pazzo e forse avete ragione: io sono pazzo veramente. Ma non è colpa mia sono stati loro che mi hanno fatto impazzire! Io vi volevo solo bene e forse questa è la pazzia che ho nella testa. Voi prima eravate immondizia e adesso siete liberi. MA quanto può durare questa libertà? Un giorno? Due giorni? E già perché poi vi viene il sonno e andate tutti a dormire. E fate bene non si vivere sempre con un fucile in mano. Fate come Masaniello: impazzite, ridete e buttatevi per terra. Ma se invece volete conservare la libertà non vi addormentate! Non gettate le armi! Lo vedete a me prima hanno dato il veleno e ora mi vogliono anche uccidere. Ed hanno ragione loro quando dicono che un pescivendolo non può diventare generalissimo del popolo da un momento all’altro. Ma io non volevo fare niente di male e non voglio niente. Chi mi vuole bene dica per me una preghiera. Per il resto vi ripeto che non voglio niente. Nudo sono nato e nudo voglio morire. Guardate! ” E iniziò a spogliarsi fino a restare nudo.
Le donne urlarono, gli uomini risero e Masaniello iniziò a piangere. Il suo discorso non era rivolto al popolo, era rivolto a Dio. Le guardie lo inseguirono di nuovo e lo uccisero a fucilate in una cella della chiesa. Aveva ventisei anni. Fu decapitato e il suo corpo gettato in un fosso. Dopo alcuni giorni il vicerè alzò il prezzo del pane e il popolo di Napoli capì l’importanza di Masaniello. Il suo corpo fu recuperato e la sua testa fu ricucita sul collo.
Una storia commuovente, dall’interpretazione veramente semplice. Come nessun terrestre può impunemente scendere su un altro pianeta senza opportune protezioni, così Masaniello, da vero napoletano, non riuscì a respirare su un pianeta a lui completamente sconosciuto: il pianeta Potere. La dimostrazione di quest’interpretazione sta nel discorso che pronunciò dal pulpito prima di morire.
“…Ma se invece volete conservare la libertà non vi addormentate! Non gettate le armi! Lo vedete a me prima hanno dato il veleno e ora mi vogliono anche uccidere. Ed hanno ragione loro quando dicono che un pescivendolo non può diventare generalissimo del popolo da un momento all’altro…”
Del resto la bramosia di potere ha avuto sempre la stessa radice, come si ricorda nella seguente splendida massima con la quale vi saluto.
“Se un uomo dovesse dedicarsi ad una ricerca sistematica per scoprire che cosa maggiormente distrugga l’amicizia e cosa produca l’inimicizia, troverebbe quanto cerca nel regime della “polis”. Osservate l’invidia per coloro che in essa cercano di primeggiare. Osservate la rivalità che necessariamente sorge tra i competitori.”
FILODEMO DI GADARA, Volumina Rhetorica II, 158