Lavoro e disoccupazione

Il mondo del lavoro è attualmente uno degli argomenti più discussi.
La crisi che è iniziata alla fine del 2008, ci ha fatto vivere l’intero 2009 in uno stato d’ansia e incertezza che per molti si protrarrà per tutto il nuovo anno.


Pochi giorni fa, vedendo un notiziario, sono rimasto colpito dall’affermazione di una donna che stava manifestando contro la chiusura dell’azienda dove lavorava. Non percepiva lo stipendio dal mese di agosto, divorziata e viveva in un piccolo appartamento con sua figlia di dieci anni. Il mantenimento del marito, consistente in poche centinaia di euro, non le permetteva più di sostenere le spese quotidiane come: l’affitto, il gas, la luce, il vestirsi e il mangiare. Per la prima volta nella sua vita, si trovava costretta a frequentare le mense per i poveri e come se non bastasse tutto ciò, aveva ricevuto lo sfratto per insolvenza. A breve non avrebbe avuto nemmeno dove andare e nessuno che la potesse aiutare.
Non sono state le parole pronunciate da quella donna a colpirmi per quanto forti e toccanti, ma il suo sguardo, l’espressione del suo viso. Aveva la disperazione dipinta sul volto. Per un attimo mi sono immedesimato in lei, nella sua condizione, che è anche quella di molti… Sono stato colto dal panico, ho sentito l’aria mancarmi e il respiro farsi sempre più affannato. Non è stata una bella sensazione.
In questo periodo, per alcuni poco felice, c’è un’altra questione che mi affligge: l’arroganza e la strafottenza di alcune persone difronte a queste tragedie. Questa mia ultima indignazione nasce dalle confidenze di alcuni amici e conoscenti, dove in un momento come questo, forti di quello che c’è fuori, in alcuni posti di lavoro, aumentano le pressioni psicologiche sui lavoratori. Posso capire e sicuramente non condividere se a farle è il titolare di un’azienda, ma diventa davvero disdicevole se quell’arroganza viene perpetrata da un collega, un “signor sì”, uno di quelli disposti a vendere la propria anima al diavolo pur di ottenere un proprio tornaconto.
Speriamo che il 2010 sia meglio dell’anno appena trascorso.

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