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	<title>Sergio Casoni &#187; Franco Pezzato</title>
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	<description>La realtà di un sogno</description>
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		<title>La tempesta della vita</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Sep 2009 19:53:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>S. Casoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Franco Pezzato]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 150%; text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Sono trascorsi diversi giorni da quando Franco ha lasciato la città e solo ieri ho ricevuto una sua lettera. Si avete letto bene, “lettera”. So bene che oggi giorno nessuno scrive più lettere, ma Franco è un uomo fuori dall&#8217;ordinario, una persona d&#8217;altri tempi, <span style="color:#777"> . . . &#8594; Read More: <a href="http://www.sergiocasoni.com/index.php/2009/09/27/la-tempesta-della-vita/">La tempesta della vita</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 150%; text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;"><img class="alignleft size-medium wp-image-196" style="border: 2px solid black; margin: 2px;" title="tempesta" src="http://www.sergiocasoni.com/wp-content/uploads/2009/09/tempesta1-300x225.jpg" alt="tempesta" width="100" height="100" /></span></span></span>Sono trascorsi diversi giorni da quando Franco ha lasciato la città e solo ieri ho ricevuto una sua lettera. Si avete letto bene, “lettera”. So bene che oggi giorno nessuno scrive più lettere, ma Franco è un uomo fuori dall&#8217;ordinario, una persona d&#8217;altri tempi, come un animale in via d&#8217;estinzioneIn quello che ha scritto mi è parso di capire che non stia attraversando un periodo felice ed è per questo ha deciso di fare un bel viaggio. A volte la vita ci riserva sorprese amare e non sempre riusciamo ad accettarle, a superarle. Il mondo continua a correre e noi ci accorgiamo che non riusciamo più a tenere i suoi ritmi così frenetici, solo quando è troppo tardi. Franco non è più riuscito a tenere il passo e si è sentito schiacciato da questo peso sempre più grande da sostenere, così ha mollato gli ormeggi per prendere il largo alla ricerca di quella calma, di quella serenità che aveva perso da tempo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-194"></span></p>
<p style="text-align: justify;">So quello che state pensando: mollare non è la cosa migliore da fare. Lo so bene e pure Franco sa come ci si dovrebbe comportare in situazioni del genere, ma non è sempre così facile come può sembrare. Di sicuro non bisogna mai mollare, ma cosa si deve fare quando il nemico è dentro di te, quando tutto quello in cui credi lo vedi crollare come un castello di carta sotto il gelido freddo del nord? Non hai più punti fermi, nessun riferimento. In quei momenti, sei come una piccola barca a nel grande oceano, al centro di una tempesta, con gli strumenti rotti e il cielo oscurato dalle nuvole, non hai più riferimenti. Ti senti perso, in balia delle onde e ti lasci trasportare dalla corrente della vita, verso l&#8217;ignoto. Bisogna riprendere le redini, tenere il timone ben saldo, ma solo in quel momento ti accorgi di quanto sia forte la tempesta e di quanto tu possa fare poco da solo. Cerchi aiuto, ma sulla nave sei da solo, come nella vita. Dopo la disperazione subentra la fobia e poi la disperazione che ti veicola verso la follia, l&#8217;emarginazione. Ti isoli, spaventato da tutto ciò che ti circonda, timoroso che qualcuno possa scoprire la tua impossibilità a tenere il timone della nave e così fingi di non avere problemi e lo fai così bene che tu stesso sei il primo a convincerti che quella è una splendida giornata e che tutto va bene.</p>
<p style="text-align: justify;">La situazione si fa sempre più critica e ti ritrovi a dimenarti nelle sabbie mobili sprofondando sempre di più verso l&#8217;ignoto. Cammini per la strada e ti accorgi che le gambe non ti sostengono più come prima, tremano sotto il peso della follia che incombe. Nessuno sa come uscire dalla furia del ciclone, prima di esservi entrato, non ci sono regole scritte, nessun manuale, ma soprattutto nessuna certezza. Sono pochi quelli che sono riusciti a venirne fuori e lo hanno fatto contando solo sulle proprie forze, vincendo piccole battaglie giorno dopo giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Nemmeno io credevo che sarebbe potuto accadere a Franco, eppure è accaduto. Ora sta su quella piccola barca nel centro del ciclone, circondato dal mare in tempesta e sta lottando per ritrovare la calma e la serenità che ogni uno di noi ha bisogno per vivere la vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il momento è tutto ciò che posso dirvi, spero solo di darvi presto buone notizie.</p>


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		<title>Una lettera di Franco</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 20:06:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>S. Casoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Franco Pezzato]]></category>
		<category><![CDATA[barca]]></category>
		<category><![CDATA[fallimento]]></category>
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		<category><![CDATA[lettera]]></category>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Come lo scorso anno, Franco ha preso il volo. Non so spiegarvi il perché, e da quando lo conosco, posso dire che questo suo scomparire ogni anno a fine estate, sta diventando una sorta di tradizione. Sono andato a trovarlo la scorsa sera, dopo alcuni giorni che non avevo avuto più sue notizie e <span style="color:#777"> . . . &#8594; Read More: <a href="http://www.sergiocasoni.com/index.php/2009/09/08/una-lettera-di-franco/">Una lettera di Franco</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-173" style="border: 2px solid black; margin: 2px;" title="lettera" src="http://www.sergiocasoni.com/wp-content/uploads/2009/09/lettera-300x202.jpg" alt="lettera" width="100" height="100" />Come lo scorso anno, Franco ha preso il volo. Non so spiegarvi il perché, e da quando lo conosco, posso dire che questo suo scomparire ogni anno a fine estate, sta diventando una sorta di tradizione. Sono andato a trovarlo la scorsa sera, dopo alcuni giorni che non avevo avuto più sue notizie e nella sua casa di montagna vuota, ho trovato una lettera sotto lo zerbino. Tipo di Franco, un uomo che vive in un modo tutto suo, una persona d&#8217;altri tempi, di quelli che nel ventunesimo secolo continuano a scrivere lettere a posto di messaggini o di e-mail. Dopo averla letta, ero indeciso su cosa ne avrei fatto di quella lettera. Riporla nella sua busta e metterla al sicuro tra le pagine di un libro, ho rendervi partecipi e riportarla nel mio blog. Difficile interpretare i pensieri di Franco, ma sono sicuro che anche lui avrebbe fatto la stessa identica cosa.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-172"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“ Caro Sergio  Non riesco più a rimanere indifferente a quello che sta accadendo. Ho sempre lottato contro le ingiustizie, ma giorno dopo giorno, sento sempre di più il peso del mio fallimento. Solo ora riesco a capire cosa provava Don Chisciotte nel lottare contro i mulini a vento. Un senso di impotenza, fallimento, solitudine. Continuare a vivere in un mondo che per anni si è combattuto convinti del dilagare della follia e poi di colpo un giorno, ti  svegli e ti accorgi che i diversi siamo noi. Mi dispiace, so che non è da me, ma ho perduto la voglia di lottare contro qualcosa che non riuscirò mai a sconfiggere. Siamo rimasti in pochi a volere un mondo migliore, un cambiamento possibile, ma non realizzabile da solo.  Ho incontrato un vecchio amico che tra due giorni salperà dal porto di Ancona con la sua barca a vela. Non so dove andremo e onestamente conoscere la meta non mi interessa. Ho bisogno di raccogliere le idee e una gita in barca, credo che sia il mezzo migliore per farlo.  Non preoccuparti per me, mi terrò in contatto. Il tuo amico Franco.”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Per il momento, non ho altre notizie di Franco, ma sarà mia premura tenervi informati.</p>


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		<title>Una serata con Franco</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2009 20:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>S. Casoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Franco Pezzato]]></category>
		<category><![CDATA[amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[franco]]></category>
		<category><![CDATA[pezzato]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Finalmente dopo tanto tempo, sono riuscito a convincere Franco a far parte della comunità di Facebook.
Certo per un tipo della sua età e in particolare con il suo carattere, fargli capire come funziona un computer non è facile. Franco ha sempre rifiutato tutto ciò che è tecnologia. Se potesse, vivrebbe come un Mormone e <span style="color:#777"> . . . &#8594; Read More: <a href="http://www.sergiocasoni.com/index.php/2009/07/27/una-serata-cin-franco/">Una serata con Franco</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-154" style="border: 2px solid black; margin: 2px;" title="Franco" src="http://www.sergiocasoni.com/wp-content/uploads/2009/07/uomo_di_spalle.jpg" alt="Franco" width="100" height="100" />Finalmente dopo tanto tempo, sono riuscito a convincere Franco a far parte della comunità di Facebook.<br />
Certo per un tipo della sua età e in particolare con il suo carattere, fargli capire come funziona un computer non è facile. Franco ha sempre rifiutato tutto ciò che è tecnologia. Se potesse, vivrebbe come un Mormone e onestamente il suo stile di vita non è molto diverso. Ieri sera, come promesso, sono andato da lui per insegnarli alcune cose, ma poi come immaginavo, abbiamo discusso di tutto, tranne che di computer.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-153"></span></p>
<p style="text-align: justify;">
Questa estate, causa il caldo, si è trasferito nella sua casa di montagna. Vorrei dirvi dove si trova, ma&#8230; non mi ha dato il permesso di farlo. Chi mi segue da più tempo sa che Franco è un tipo molto particolare, dire che lui è una persona stravagante, non rende a pieno l&#8217;idea di che tipo sia. Questo suo carattere, a fatto si che avesse molte conoscenze, ma assai poche amicizie. Io mi ritengo una persona fortunata, lo conosco da molti anni e tra noi è nata una vera amicizia.<br />
Ieri, dopo la solita birra fredda e un buon sigaro, siamo rimasti a parlare fino alle quattro del mattino. L&#8217;argomento della nostra conversazione? Difficile dirlo. Sarebbe più corretto dire che ne abbiamo avuti molti, ma quello che ha tenuto banco fino a quando non sono tornato a casa è stato: l&#8217;amicizia.<!--more--><br />
Amicizia, una piccola parola che racchiude in se un significato molto profondo, peccato però, che i più la utilizzano con estrema superficialità. Tempo fa chiesi a Franco quanti amici avesse, e la sua risposta fu davvero sorprendente: “Amici, di amici ne ho molti pochi, forse non ne ho nemmeno uno; tutti gli altri sono solo conoscenti.”<br />
Rimasi per qualche istante in silenzio, poi realizzai cosa mi voleva dire e a quel punto mi sono chiesto quanti amici avessi io.<br />
Spesso le persone, in una società dove l&#8217;importante è apparire, si vanta di avere molte amicizie, ma quante sono quelle vere? Un amico è qualcosa di unico. I proverbi dicono che “Chi trova un amico, trova n tesoro”, ma questo sembra più una leggenda metropolitana che una realtà.<br />
Cosa deve avere una persona per essere considerata un “amico”? Non credo di saperlo, immagino che sia colui che ti sa capire, che è sempre disponibile, che ti sa dare il consiglio giusto per ogni cosa, a cui puoi confessare ogni tuo segreto, sapendo che rimarrà tale e in particolare colui su cui puoi sempre contare. Poi però credo che questa mia convinzione sia solo una leggenda metropolitana.<br />
Grazie mille amico mio.</p>


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		<title>I valori della vita</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 20:18:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>S. Casoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Franco Pezzato]]></category>
		<category><![CDATA[Aggiungi nuovo tag]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[franco]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[valori]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;estate è finalmente arrivata.
Le giornate si fanno sempre più torride ma quando scende la notte e il sole lascia il posto alle stele, l&#8217;aria riacquista la freschezza di un bocciolo di rosa bagnato dalla rugiada. In questo periodo mi capita spesso di uscire di casa dopo cene, e dopo una breve passeggiata, mi ritrovo <span style="color:#777"> . . . &#8594; Read More: <a href="http://www.sergiocasoni.com/index.php/2009/06/16/i-valori-della-vita/">I valori della vita</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-145" style="border: 2px solid black; margin: 2px;" title="famiglia" src="http://www.sergiocasoni.com/wp-content/uploads/2009/06/famiglia-300x186.jpg" alt="famiglia" width="300" height="186" />L&#8217;estate è finalmente arrivata.<br />
Le giornate si fanno sempre più torride ma quando scende la notte e il sole lascia il posto alle stele, l&#8217;aria riacquista la freschezza di un bocciolo di rosa bagnato dalla rugiada. In questo periodo mi capita spesso di uscire di casa dopo cene, e dopo una breve passeggiata, mi ritrovo puntualmente davanti alla casa di Franco.<br />
Mentre il mondo va avanti nella sua folle corsa, Franco continua a vivere la sua vita in un mondo tutto suo. A volte vorrei imitarlo, staccarmi dalla realtà, e frenare questa vita che oramai sembra lanciata in una folle corsa verso l&#8217;ignoto. Franco ebbe il coraggio e la forza di gettarsi dal treno in corsa alcuni anni fa, quando si accorse che il treno della vita stava puntando dritto verso l&#8217;auto distruzione.<span id="more-144"></span> Franco non ha il potere di vedere il futuro, quella fu semplicemente una sua visione di quello che sarebbe accaduto, anche se il tempo in parte gli sta dando ragione. I giovani d&#8217;oggi crescono privi dei valori della vita, per non parlare della mancanza di rispetto. Un riscontro di ciò l&#8217;ho avuto anche l&#8217;altro giorno, quando per caso ho incontrato un mio professore delle superiori, ora in pensione, il quale mi  diceva che oggi giorno fare il professore è dura. Gli studenti non ti rispettano più, sono molto più indisciplinati, arroganti e strafottenti più di quanto non lo erano venti anni fa. Difficile capire le cause di tutto ciò, anche se una di queste potrebbe essere la poca presenza dei genitori, più presi dal lavoro, dalla preoccupazione di arrivare a fine mese, e in tutto questo il tempo da dedicare ai figli è sempre meno e a volte nullo.<br />
La scorsa settimana, mia figlia ha fatto il suo primo saggio di danza. E nonostante il lavoro una sera sono riuscito ad arrivare in tempo per vedere le prove. Ero molto stanco, ma quando entrando a teatro, l&#8217; ho vista con il costume di scena danzare con tutte le altre bambine, sono come rinato. Lei non si era accorta subito della mia presenza e la sua espressione era seria, concentrata, ma quando mi ha visto a bordo palco, gli occhi si sono come illuminati. L&#8217;espressione di gioia e felicità, mi hanno riempito il cuore di speranza e voglia di vivere. Sarò sentimentale, banale, scontato, fate voi, ma secondo Franco quella sera, ho finalmente visto quello per cui vale la pena vivere.</p>


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		<title>Wall Street e i nuovi yuppies</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 20:15:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>S. Casoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Franco Pezzato]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“WASHINGTON &#8211; Il pagamento di bonus miliardari ai manager di Aig è &#8220;un oltraggio&#8221; e il presidente degli Stati Uniti ha chiesto al segretario del Tesoro Tim Geithner di adottare &#8220;tutte le misure necessarie&#8221; per bloccarli. Obama continua a dare battaglia ai privilegi di Wall Street e la sua ira si scaglia oggi contro <span style="color:#777"> . . . &#8594; Read More: <a href="http://www.sergiocasoni.com/index.php/2009/04/30/wall-street-e-i-nuovi-yuppies/">Wall Street e i nuovi yuppies</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><img class="alignleft size-full wp-image-139" style="border: 2px solid black; margin: 5px;" title="wall-street1" src="http://www.sergiocasoni.com/wp-content/uploads/2009/04/wall-street1.jpg" alt="wall-street1" width="290" height="281" />“WASHINGTON &#8211; Il pagamento di bonus miliardari ai manager di Aig è &#8220;un oltraggio&#8221; e il presidente degli Stati Uniti ha chiesto al segretario del Tesoro Tim Geithner di adottare &#8220;tutte le misure necessarie&#8221; per bloccarli. Obama continua a dare battaglia ai privilegi di Wall Street e la sua ira si scaglia oggi contro le cifre astronomiche che i grandi colossi continuano ad elargire ai dirigenti a dispetto della recessione, dei licenziamenti in massa e della peggiore crisi del sistema finanziario dai tempi della Grande Depressione.”<br />
Questo è una parte di un articolo uscito alcuni giorni fa sul quotidiano: “Repubblica”</em>.<br />
Se ne è parlato molto, in particolare per il fatto che questi dirigenti si siano dati un premio con i soldi dei contribuenti; soldi destinati a risanare la società prossima al fallimento, dovuto in parte alla crisi mondiale e in parte alla cattiva gestione degli stessi dirigenti.<br />
Non credo che in merito a questo fatto specifico, sia necessario aggiungere altro, tutta via, parlandone con Franco la discussione si è allargata.<br />
La crisi Mondiale che ci ha investito in questo periodo, è dovuta a molti fattori, ma Franco sostiene che una buona responsabilità è di questi dirigenti, i quali forse, non sono all&#8217;altezza del compito che sono stati chiamati a svolgere. Il mondo economico è di sicuro tutto fuorché semplice e proprio per questo bisogna conoscerlo, per sapersi muovere al suo interno. Spesso le aziende mettono in posti chiave persone fidate e “collaboranti”, ma non sempre competenti. Si dovrebbe avere più coraggio nella scelta delle azioni e a volte rischiare con persone giovani con idee nuove, allineate con i tempi che corrono sempre più veloci. Bisognerebbe anche essere più umili, rimettersi in gioco e capaci di dire “ho sbagliato”. Secondo Franco, un buon dirigente deve essere una persona in grado di circondarsi di persone valide, di creare una squadra, affiatata, leale, pronta a stringere i denti nei periodi duri e a ridere quando c&#8217;è da festeggiare. I dirigenti dovrebbero capire che i collaboratori, sono persone che vanno stimolate, incentivate, gratificate, in questo modo si può ottenere da ogni uno il meglio che può offrire. Non sono molti i dirigenti che hanno capito questo, la maggior parte di questi è convinta che per ottenere il massimo risultato è necessario creare una competizione per stabilire chi è il più bravo, non capendo che in questo modo, avranno un effetto contrario a quello desiderato.<br />
Franco non è un&#8217;economista e nemmeno un dirigente, è stato semplicemente un  buon lavoratore. Di sicuro la sua teoria non è la sola, tanto meno la migliore, ma sono convinto che quando delle persone lavorano in un ambiente tranquillo, sereno, accogliente e dove i colleghi non sono dei “Giuda” pronti a venderti per una fantomatica carriera, ma fanno parte di una squadra seria ed affiatata, dove ci si aiuta, perché si è tutti sulla stessa barca, e dove i dipendenti non si sentono soltanto un numero, ma un elemento fondamentale di un sofisticato meccanismo chiamato “Azienda”, sono sicuro che in una situazione del genere, ne gioverebbe sia l&#8217;azienda che i suoi dipendenti.</p>


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		<title>Franco e le sue teorie</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 21:18:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>S. Casoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Franco Pezzato]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>“La cosa migliore che sappiamo fare noi Italiani, è lamentarci.”
Non so quanto sia vero, ma questo è quello che continua a dire ultimamente il mio amico Franco. So cosa state pensando: Franco non ha tutte le rotelle a posto, forse è vero, ma avete mai provato a pensare, anche solo per un momento, che potrebbe aver <span style="color:#777"> . . . &#8594; Read More: <a href="http://www.sergiocasoni.com/index.php/2009/03/12/franco-e-le-sue-teorie/">Franco e le sue teorie</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-126" style="border: 2px solid black; margin: 5px;" title="contadini" src="http://www.sergiocasoni.com/wp-content/uploads/2009/03/contadini.jpg" alt="contadini" width="250" height="224" />“La cosa migliore che sappiamo fare noi Italiani, è lamentarci.”</em><br />
Non so quanto sia vero, ma questo è quello che continua a dire ultimamente il mio amico Franco. So cosa state pensando: Franco non ha tutte le rotelle a posto, forse è vero, ma avete mai provato a pensare, anche solo per un momento, che potrebbe aver ragione?<br />
Detta così la cosa non ha molto senso, quindi renderò partecipi anche voi della conversazione, piuttosto accesa, che abbiamo avuto ieri sera.<br />
Quello che è iniziato, sarà uno degli anni più difficili per l&#8217;economia mondiale e in particolare per quella Italiana, ma sarà effettivamente così? E cosa stiamo facendo per porvi rimedio?<br />
Questi sono stati i <em>“grandi quesiti”</em> che mi ha posto Franco, dopo avermi offerto il consueto bicchiere di rum accompagnato da un buon sigaro, una combinazione che non manca mai durante i nostri incontri. <span id="more-125"></span><br />
Anche se conosco Franco da molti anni, non ho mai capito esattamente quale fosse la sua idea politica, ammesso e non concesso che ne abbia una. Alcune volte ho creduto che fosse anarchico, poi però parla di regole necessarie che tutti dovrebbero seguire per costituire una società migliore, quindi penso che sia di destra. Poi però ti stupisce dicendo che ci devono essere più uguaglianze, chi guadagna di più deve pagare più tasse, al che mi dico: è sicuramente di sinistra. Ancora una volta però mi devo ricredere, visto che ricomincia da capo con i suoi ragionamenti apparentemente senza senso, dilagando in un logorroica aspirale senza fine. Oggi sono giunto alla conclusione che Franco ha un&#8217;idea politica tutta sua, questo probabilmente perché vive nel suo fantastico mondo immaginario, bello e piacevolmente perfetto, ma sicuramente<em> “utopistico”.</em> Come già detto più volte, Franco sostiene che il contesto in cui viviamo oggi, sia frutto del nostro modo di vivere. Per anni ci siamo circondati di cose superflue, che ci hanno dato l&#8217;illusione di aver raggiunto il gradino più importante della nostra esistenza. Senza rendercene conto, ogni giorno gareggiamo l&#8217;uno con l&#8217;altro a circondarci di cose materiali, belle, costose, ma non per questo indispensabili.<br />
In maniera provocatoria, mi a chiesto se fossi disposto a mollare tutto e andare a fare il contadino e vivere di quello che sono in grado di produrre.<br />
Nell&#8217;immediato ho risposto di<em> “no”</em>, poi però mi sono fermato a riflettere e mi sono chiesto perché <em>“no”</em>. La prima risposta che mi sono dato è: Come faccio poi senza tutte quelle comodità che oggi ho nella mia casa? Sono rimasto in silenzio per alcuni minuti a riflettere, poi ho visto Franco che mi guardava e con un filo di voce mi ha detto: Ci sei arrivato?<br />
In quel momento avevo tutto chiaro. Cosa mi fermava dal fare quel passo? Certo non è facile vivere in quel modo, molte sono le rinunce da fare, ma quello che mi voleva far capire Franco, è che a volte, è necessario rinunciare al superfluo per valorizzare l&#8217;indispensabile.</p>


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		<title>Lavoriamo troppo?</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Feb 2009 22:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>S. Casoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Franco Pezzato]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La sera scorsa, sono andato a trovare Franco. Come al solito era arrabbiato con il mondo intero. Nei giorni scorsi, come avrete avuto modo di leggere negli articoli che ho postato, si è parlato delle difficoltà che ci aspettano nel 2009. Si parlava del fatto, che non passa giorno senza sentire ai notiziari di qualche colosso <span style="color:#777"> . . . &#8594; Read More: <a href="http://www.sergiocasoni.com/index.php/2009/02/17/lavoriamo-troppo/">Lavoriamo troppo?</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-107" title="lavoro" src="http://www.sergiocasoni.com/wp-content/uploads/2009/02/lavoro-300x250.jpg" alt="lavoro" width="240" height="200" />La sera scorsa, sono andato a trovare Franco. Come al solito era arrabbiato con il mondo intero. Nei giorni scorsi, come avrete avuto modo di leggere negli articoli che ho postato, si è parlato delle difficoltà che ci aspettano nel 2009. Si parlava del fatto, che non passa giorno senza sentire ai notiziari di qualche colosso industriale che licenzia o mette in cassa integrazione i propri dipendenti. Dopo avermi offerto un sigaro, mi fece leggere su un settimanale, un articolo di <em>Daniela Fabbri</em>. Il titolo era: <em>“Lavoriamo troppo” </em>e il sottotitolo diceva: <em>&#8220;Inchiesta; Restiamo in ufficio più ore degli altri. Ma non per questo siamo più produttivi. Perché manchiamo di organizzazione”</em>.<span id="more-96"></span><br />
Visti i titoli, di sicuro potete immaginare come proseguiva l&#8217;articolo. Secondo i dati dell&#8217;Istat, dal 1993 al 2007 sono aumentate del 10,7% le ore lavorative servite per realizzare il prodotto interno lordo, ma di fatto il Pil non è cresciuto con la stessa velocità. Sembra infatti che l&#8217;italiano lavora mediamente 1.824 ore l&#8217;anno più degli americani. Secondo Luca Solari, docente di organizzazione aziendale all&#8217;università statale di Milano, siamo uno dei paesi con il numero di ore lavorate pro capite più alto d&#8217;Europa. Nonostante ciò, il nostro Pil continua a rimanere uno dei più bassi. L&#8217;articolo concludeva dicendo che nelle nostre imprese c&#8217;è poca attenzione per tutti quegli strumenti tecnologici e organizzativi che potrebbero rendere il lavoro più efficiente e alla fine si preferisce rimanere in ufficio più a lungo, che trovare il modo migliore per ottimizzare i tempi.<br />
Non so se il contenuto dell&#8217;articolo corrisponda a realtà, ma di certo Franco è stato sempre un sostenitore di una buona organizzazione.</p>


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		<title>Il posto di lavoro</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 12:42:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>S. Casoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Franco Pezzato]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Franco, come avrete già letto, sono alcuni anni che é in pensione e trascorre le giornate occupandosi della casa, facendo lunghe passeggiate e seguendo una miriade di hobby.
Prima della pensione, si guadagnava da vivere facendo il muratore per un’impresa edile locale.
Foligno, per chi non la conosce, è una piccola città composta da circa cinquantamila abitanti e <span style="color:#777"> . . . &#8594; Read More: <a href="http://www.sergiocasoni.com/index.php/2008/11/14/il-posto-di-lavoro/">Il posto di lavoro</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Franco, come avrete già letto, sono alcuni anni che é in pensione e trascorre le giornate occupandosi della casa, facendo lunghe passeggiate e seguendo una miriade di hobby.<br />
Prima della pensione, si guadagnava da vivere facendo il muratore per un’impresa edile locale.<br />
Foligno, per chi non la conosce, è una piccola città composta da circa cinquantamila abitanti e le aziende situate al suo interno sono medio/piccole. Quella in cui ha lavorato Franco per più di trent’anni, non faceva affatto eccezione. Era piuttosto piccola per essere un’impresa edile. Il suo datore di lavoro, che in quel periodo veniva chiamato “padrone” dai suoi dipendenti, era il figlio di un noto geometra di Foligno e la sua era una delle più antiche e facoltose famiglie della città. In quel periodo le assunzioni si facevano solo ed esclusivamente dietro “raccomandazioni” o per “caporalato”. In quel periodo, come oggi del resto, trovare un lavoro era come trovare un tesoro; il “padrone” lo sapeva benissimo e l’utilizzava come arma di ricatto. In fase di assunzione, era il “padrone” a dettare le regole, a decidere lo stipendio e se il giovane lavoratore provava ad obbiettare qualcosa, la risposta pronta del “padre padrone” era: “Non ho tempo da perdere, la fuori ci sono molti ragazzi che vorrebbero il lavoro che ti sto offrendo, quindi decidi in fretta.”<br />
Non credo che mi debba dilungare oltre, per farvi capire quali fossero i metodi utilizzati alla fine degli ani sessanta, gli stessi che molti dirigenti utilizzano ai giorni d&#8217;oggi. La sua prima settimana di lavoro fu a dir poco traumatica, ma non per il duro lavoro che poi ha svolto per quarant&#8217;anni, bensì per il suo capo squadra. Franco conosceva il suo caposquadra da quando aveva cinque anni, erano amici, ma in quella prima settimana di lavoro, fu un&#8217;altra persona. Più che un capo squadra, sembrava un sergente al comando di un plotone di soldati. Tutta la squadra doveva fare quello che diceva lui, nessuno doveva prendere iniziative, e tutti dovevano dare la massima disponibilità all&#8217;impresa. Dovevano essere grati all&#8217;impresa che gli offriva un posto di lavoro e per lui essere “grati” significava vivere in funzione del lavoro.<br />
Alcuni chiamano queste persone “stacanoviste”, altri ottimi lavoratori, alcuni li classificano come “falliti”, in quanto la loro vita orbita in tutto e per tutto intorno al lavoro, trascurando famiglia,amici, hobby.<br />
Quelli erano gli anni sessanta, ma quelle persone esistono ancora nelle aziende d&#8217;oggi. Sono quelle che fanno il “lavoro sporco”, quelli che i dirigenti mandano avanti, perché un “buon dirigente” non si espone mai. Molti anni sono trascorsi, ma ancora oggi ci sono aziende in cui l’antico motto dei Romani è più che mai presente; “dividi e impera”.</p>


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		<title>Il potere della stupidità</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Nov 2008 08:04:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>S. Casoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Franco Pezzato]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Da ieri, ho deciso di inaugurare un nuovo filone.
Ha darmi il “La”, è stato il mio amico Franco Pezzato.
Lunedì sera, di ritorno da Roma dove mi ero recato per lavoro, visto che erano alcuni giorni che non avevo sue notizie, ho approfittato per andarlo a trovare. Una parola tira l’altra, erano le otto quando Franco, persona <span style="color:#777"> . . . &#8594; Read More: <a href="http://www.sergiocasoni.com/index.php/2008/11/05/il-potere-della-stupidita/">Il potere della stupidità</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da ieri, ho deciso di inaugurare un nuovo filone.<br />
Ha darmi il “La”, è stato il mio amico Franco Pezzato.<br />
Lunedì sera, di ritorno da Roma dove mi ero recato per lavoro, visto che erano alcuni giorni che non avevo sue notizie, ho approfittato per andarlo a trovare. Una parola tira l’altra, erano le otto quando Franco, persona molto altruista, mi ha invitato a cenare e non ho potuto che accettare con gioia.<br />
Era quasi l’alba quando sono tornato a casa. Abbiamo parlato di tutto e uno degli argomenti di cui abbiamo discusso è stato quello della “stupidità delle persone”.<span id="more-87"></span><br />
Albert Einstein disse: “Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma riguardo all’universo ho ancora dei dubbi.”<br />
Nella fiaba di Andersen “I vestiti nuovi dell’imperatore”, Un sovrano “stupido” viene convinto da un sarto imbroglione, ad indossare un vestito stupendo, ma invisibile agli stupidi. Naturalmente si trattava di una truffa, ma nessuno ebbe il coraggio di contraddire l’imperatore, e questo per non ammettere la propria stupidità, eccetto un bambino che ebbe il coraggio di dire, che il re era nudo.<br />
Di solito, lo stupido non sa di esserlo, e questo non fa altro che alimentare la forza devastante dello stupido, che non riconosce i propri limiti, e resta fossilizzato nelle proprie convinzione, senza riuscire a cambiarle.<br />
Entrambi abbiamo convenuto che la “stupidità” è contagiosa, e un fattore che l’amplifica è sicuramente il trovarsi in una posizione di comando. A tal proposito, si può citare quello che diceva il filosofo tedesco, Friedrich Nietzsche: “ Il potere rende stupidi. Le persone al potere sono spesso indotte a pensare che proprio perché sono al potere sono migliori, più capaci, più intelligenti, più sagge del resto dell’umanità.<br />
Su questo argomento si potrebbe parlare all’infinito ma per il momento preferisco fermarmi qui.<br />
Dai prossimi giorni, troverete una serie di storie realmente accadute a Franco, sul posto di lavoro. Parliamo di alcuni anni fa, ma ritengo che ancora oggi, accadano situazioni simili.</p>


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		<title>Franco e il futuro che ci aspetta</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Aug 2008 09:21:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>S. Casoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Franco Pezzato]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Alcuni di voi hanno mandato delle e-mail, chiedendomi notizie di Franco. In effetti, è da un po’ di tempo che non parlo più di lui. Durante la settimana di Ferragosto sono rimasto a casa per fare dei piccoli lavori che avevo lasciato in sospeso da un po’ di tempo. Una mattina sono andato a trovarlo e <span style="color:#777"> . . . &#8594; Read More: <a href="http://www.sergiocasoni.com/index.php/2008/08/30/franco-e-il-futuro-che-ci-aspetta/">Franco e il futuro che ci aspetta</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni di voi hanno mandato delle e-mail, chiedendomi notizie di Franco. In effetti, è da un po’ di tempo che non parlo più di lui. Durante la settimana di Ferragosto sono rimasto a casa per fare dei piccoli lavori che avevo lasciato in sospeso da un po’ di tempo. Una mattina sono andato a trovarlo e come di solito in questo periodo, non era a casa. A casa non c’è mai, fa troppo caldo e lui non ama molto l’afa, così si avventura nelle campagne circostanti o nelle colline vicine a Foligno. Come avrete certamente capito, Franco è uno spirito libero, una persona in continuo movimento, con la necessità di sentirsi attivo altrimenti morirebbe, come un’aquila in gabbia.<span id="more-83"></span><br />
Non trovandolo a casa, sono andato a cercarlo nei luoghi dove si reca di solito. Devo ammettere che non è stato per niente facile scovarlo. Ho dovuto camminare per tutta la mattina, addentrandomi nel fitto di un bosco vicino Foligno. Si era accampato da alcuni giorni nel fitto di una boscaglia, munito di un sacco a pelo, uno zaino con alcune provviste, una canna da pesca, ed un paio di libri.<br />
Chi mi segue, sa bene che Franco è un amante della pesca e il luogo che aveva trovato era il sogno di ogni pescatore. Si era accampato lungo le rive di un piccolo fiume, in un punto in cui il fiume forma un’ansa e alcune rocce offrono riparo ai numerosi pesci presenti in quel posto. Nei periodi in cui tutti si ritrovano per trascorrere delle giornate in compagnia, lui si isola dal mondo. Quel giorno, non era allegro come al solito, anzi, fu stato piuttosto taciturno. Disse poche cose, e quella che mi colpì di più fu quando disse: “ Sono molto preoccupato per il futuro che ci aspetta, ma non per me, per tua figlia e la sua generazione.”</p>


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