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	<title>Sergio Casoni</title>
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	<description>La realtà di un sogno</description>
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		<title>Lavoro e disoccupazione</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 20:43:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>S. Casoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni...]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il mondo del lavoro è attualmente uno degli argomenti più discussi.
La crisi che è iniziata alla fine del 2008, ci ha fatto vivere l&#8217;intero 2009 in uno stato d&#8217;ansia e incertezza che per molti si protrarrà per tutto il nuovo anno.</p>
<p>
Pochi giorni fa, vedendo un notiziario, sono rimasto colpito dall&#8217;affermazione di una donna che stava [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sergiocasoni.com/wp-content/uploads/2010/01/barbone1.png" rel='lightbox'><img class="alignleft size-full wp-image-207" style="border: 3px solid black; margin: 3px;" title="barbone1" src="http://www.sergiocasoni.com/wp-content/uploads/2010/01/barbone1.png" alt="" width="300" height="300" /></a>Il mondo del lavoro è attualmente uno degli argomenti più discussi.<br />
La crisi che è iniziata alla fine del 2008, ci ha fatto vivere l&#8217;intero 2009 in uno stato d&#8217;ansia e incertezza che per molti si protrarrà per tutto il nuovo anno.</p>
<p><span id="more-206"></span><br />
Pochi giorni fa, vedendo un notiziario, sono rimasto colpito dall&#8217;affermazione di una donna che stava manifestando contro la chiusura dell&#8217;azienda dove lavorava. Non percepiva lo stipendio dal mese di agosto, divorziata e viveva in un piccolo appartamento con sua figlia di dieci anni. Il mantenimento del marito, consistente in poche centinaia di euro, non le permetteva più di sostenere le spese quotidiane come: l&#8217;affitto, il gas, la luce, il vestirsi e il mangiare. Per la prima volta nella sua vita, si trovava costretta a frequentare le mense per i poveri e come se non bastasse tutto ciò, aveva ricevuto lo sfratto per insolvenza. A breve non avrebbe avuto nemmeno dove andare e nessuno che la potesse aiutare.<br />
Non sono state le parole pronunciate da quella donna a colpirmi per quanto forti e toccanti, ma il suo sguardo, l&#8217;espressione del suo viso. Aveva la disperazione dipinta sul volto. Per un attimo mi sono immedesimato in lei, nella sua condizione, che è anche quella di molti&#8230; Sono stato colto dal panico, ho sentito l&#8217;aria mancarmi e il respiro farsi sempre più affannato. Non è stata una bella sensazione.<br />
In questo periodo, per alcuni poco felice, c&#8217;è un&#8217;altra questione che mi affligge: l&#8217;arroganza e la strafottenza di alcune persone difronte a queste tragedie. Questa mia ultima indignazione nasce dalle confidenze di alcuni amici e conoscenti, dove in un momento come questo, forti di quello che c&#8217;è fuori, in alcuni posti di lavoro, aumentano le pressioni psicologiche sui lavoratori. Posso capire e sicuramente non condividere se a farle è il titolare di un&#8217;azienda, ma diventa davvero disdicevole se quell&#8217;arroganza viene perpetrata da un collega, un “signor sì”, uno di quelli disposti a vendere la propria anima al diavolo pur di ottenere un proprio tornaconto.<br />
Speriamo che il 2010 sia meglio dell&#8217;anno appena trascorso.</p>


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		<title>Quando il telefono squilla</title>
		<link>http://www.sergiocasoni.com/index.php/2009/10/19/quando-il-telefono-squilla/</link>
		<comments>http://www.sergiocasoni.com/index.php/2009/10/19/quando-il-telefono-squilla/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 21:32:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>S. Casoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni...]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 150%; text-align: justify;">Quando ieri ho sentito il telefono squillare per l&#8217;ennesima volta, la prima cosa che ho pensato è stata quella di non rispondere. Il lavoro mi costringe a passare diverso tempo al telefono e alla fine della giornata, arrivo ad odiare quel piccolo strumento che molti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-201" style="border: 2px solid black; margin: 2px;" title="mucchio-telefonini" src="http://www.sergiocasoni.com/wp-content/uploads/2009/10/mucchio-telefonini-150x150.jpg" alt="mucchio-telefonini" width="150" height="150" /></span></span></span>Quando ieri ho sentito il telefono squillare per l&#8217;ennesima volta, la prima cosa che ho pensato è stata quella di non rispondere. Il lavoro mi costringe a passare diverso tempo al telefono e alla fine della giornata, arrivo ad odiare quel piccolo strumento che molti amano e osannano. Devo riconoscere che è stata un bella invenzione, per alcuni versi utile, ma nel tempo si è rivelato devastante. Mi è capitato di vedere spesso persone che in spiaggia con il telefonino sempre in mano, per non parlare di quelli che vanno in palestra e non riescono a staccarsi da quell&#8217;accessorio.<span id="more-200"></span></p>
<p>Ho lasciato che squillasse, nella speranza che il chiamante desistesse. Dopo alcuni interminabili secondi, il telefono era tornato ad essere un oggetto inanimato. Con il timore che tornasse a suonare di nuovo, l&#8217;ho presi per vedere chi mi avesse cercato e come avrete già intuito, il chiamante risultava “anonimo”. Stavo per riporre il telefono sul sedile, quando iniziò a squillare di nuovo. Cosa fare? Rispondo ? No, meglio di no, è tardi e sto tornando a casa. E se si trattasse di una cosa importante? Dubbi, domande&#8230; ok rispondo. La voce era di un uomo, l&#8217;audio era debole e molti erano i disturbi della linea, ma quella voce non poteva che essere di Franco.</p>
<p>Si trovava a casa, era tornato da pochi minuti e non vedeva l&#8217;ora di raccontami la sua lunga vacanza in barca, due ore più tardi, era a casa sua.</p>
<p>Come al solito, siamo rimasti a parlare a lungo, ma quella sera c&#8217;era qualcosa di diverso in lui. Bastava guardarlo per capire che quello che avevo davanti non era lo steso uomo che era partito. L&#8217;ho interrogato come avrebbe fatto un esperto investigatore, ma non sono riuscito a capire cosa o chi lo avesse cambiato a quel modo. A fine serata però, c&#8217;era qualcosa nella sua voce che non mi convinceva, non era più decisa e ferma come una volta.</p>
<p>Nel lungo cammino della nostra vita, spesso ci troviamo difronte a situazioni che non avevamo previsto, di quelle che a noi non possono mai accadere e invece un giorno ci svegliamo e ci troviamo al centro delle scene e proprio noi siamo i protagonisti. Di colpo tutti i nostri punti fermi crollano e risalire la china diventa una chimera. In una situazione del genere la sola cosa che non dobbiamo fare è nascondere a noi stessi la realtà, solo in questo modo possiamo evitare di scivolare nel precipizio in cui siamo caduti.</p>
<p>Continua così Franco, presto tornerai ad essere quello di prima.</p>


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		<title>La tempesta della vita</title>
		<link>http://www.sergiocasoni.com/index.php/2009/09/27/la-tempesta-della-vita/</link>
		<comments>http://www.sergiocasoni.com/index.php/2009/09/27/la-tempesta-della-vita/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 27 Sep 2009 19:53:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>S. Casoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Franco Pezzato]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 150%; text-align: justify;">Sono trascorsi diversi giorni da quando Franco ha lasciato la città e solo ieri ho ricevuto una sua lettera. Si avete letto bene, “lettera”. So bene che oggi giorno nessuno scrive più lettere, ma Franco è un uomo fuori dall&#8217;ordinario, una persona d&#8217;altri tempi, come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;"><img class="alignleft size-medium wp-image-196" style="border: 2px solid black; margin: 2px;" title="tempesta" src="http://www.sergiocasoni.com/wp-content/uploads/2009/09/tempesta1-300x225.jpg" alt="tempesta" width="300" height="225" /></span></span></span>Sono trascorsi diversi giorni da quando Franco ha lasciato la città e solo ieri ho ricevuto una sua lettera. Si avete letto bene, “lettera”. So bene che oggi giorno nessuno scrive più lettere, ma Franco è un uomo fuori dall&#8217;ordinario, una persona d&#8217;altri tempi, come un animale in via d&#8217;estinzione.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 150%; text-align: justify;">
<p><span id="more-194"></span>In quello che ha scritto mi è parso di capire che non stia attraversando un periodo felice ed è per questo ha deciso di fare un bel viaggio. A volte la vita ci riserva sorprese amare e non sempre riusciamo ad accettarle, a superarle. Il mondo continua a correre e noi ci accorgiamo che non riusciamo più a tenere i suoi ritmi così frenetici, solo quando è troppo tardi. Franco non è più riuscito a tenere il passo e si è sentito schiacciato da questo peso sempre più grande da sostenere, così ha mollato gli ormeggi per prendere il largo alla ricerca di quella calma, di quella serenità che aveva perso da tempo. So quello che state pensando: mollare non è la cosa migliore da fare. Lo so bene e pure Franco sa come ci si dovrebbe comportare in situazioni del genere, ma non è sempre così facile come può sembrare. Di sicuro non bisogna mai mollare, ma cosa si deve fare quando il nemico è dentro di te, quando tutto quello in cui credi lo vedi crollare come un castello di carta sotto il gelido freddo del nord? Non hai più punti fermi, nessun riferimento. In quei momenti, sei come una piccola barca a nel grande oceano, al centro di una tempesta, con gli strumenti rotti e il cielo oscurato dalle nuvole, non hai più riferimenti. Ti senti perso, in balia delle onde e ti lasci trasportare dalla corrente della vita, verso l&#8217;ignoto. Bisogna riprendere le redini, tenere il timone ben saldo, ma solo in quel momento ti accorgi di quanto sia forte la tempesta e di quanto tu possa fare poco da solo. Cerchi aiuto, ma sulla nave sei da solo, come nella vita. Dopo la disperazione subentra la fobia e poi la disperazione che ti veicola verso la follia, l&#8217;emarginazione. Ti isoli, spaventato da tutto ciò che ti circonda, timoroso che qualcuno possa scoprire la tua impossibilità a tenere il timone della nave e così fingi di non avere problemi e lo fai così bene che tu stesso sei il primo a convincerti che quella è una splendida giornata e che tutto va bene.</p>
<p>La situazione si fa sempre più critica e ti ritrovi a dimenarti nelle sabbie mobili sprofondando sempre di più verso l&#8217;ignoto. Cammini per la strada e ti accorgi che le gambe non ti sostengono più come prima, tremano sotto il peso della follia che incombe. Nessuno sa come uscire dalla furia del ciclone, prima di esservi entrato, non ci sono regole scritte, nessun manuale, ma soprattutto nessuna certezza. Sono pochi quelli che sono riusciti a venirne fuori e lo hanno fatto contando solo sulle proprie forze, vincendo piccole battaglie giorno dopo giorno.</p>
<p>Nemmeno io credevo che sarebbe potuto accadere a Franco, eppure è accaduto. Ora sta su quella piccola barca nel centro del ciclone, circondato dal mare in tempesta e sta lottando per ritrovare la calma e la serenità che ogni uno di noi ha bisogno per vivere la vita.</p>
<p>Per il momento è tutto ciò che posso dirvi, spero solo di darvi presto buone notizie.</p>


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		<title>Una lettera di Franco</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 20:06:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>S. Casoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Franco Pezzato]]></category>
		<category><![CDATA[barca]]></category>
		<category><![CDATA[fallimento]]></category>
		<category><![CDATA[franco]]></category>
		<category><![CDATA[lettera]]></category>
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		<category><![CDATA[viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Come lo scorso anno, Franco ha preso il volo. Non so spiegarvi il perché, e da quando lo conosco, posso dire che questo suo scomparire ogni anno a fine estate, sta diventando una sorta di tradizione. Sono andato a trovarlo la scorsa sera, dopo alcuni giorni che non avevo avuto più sue notizie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-173" style="border: 2px solid black; margin: 2px;" title="lettera" src="http://www.sergiocasoni.com/wp-content/uploads/2009/09/lettera-300x202.jpg" alt="lettera" width="300" height="202" />Come lo scorso anno, Franco ha preso il volo. Non so spiegarvi il perché, e da quando lo conosco, posso dire che questo suo scomparire ogni anno a fine estate, sta diventando una sorta di tradizione. Sono andato a trovarlo la scorsa sera, dopo alcuni giorni che non avevo avuto più sue notizie e nella sua casa di montagna vuota, ho trovato una lettera sotto lo zerbino. Tipo di Franco, un uomo che vive in un modo tutto suo, una persona d&#8217;altri tempi, di quelli che nel ventunesimo secolo continuano a scrivere lettere a posto di messaggini o di e-mail. Dopo averla letta, ero indeciso su cosa ne avrei fatto di quella lettera. Riporla nella sua busta e metterla al sicuro tra le pagine di un libro, ho rendervi partecipi e riportarla nel mio blog. Difficile interpretare i pensieri di Franco, ma sono sicuro che anche lui avrebbe fatto la stessa identica cosa.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“ Caro Sergio  Non riesco più a rimanere indifferente a quello che sta accadendo. Ho sempre lottato contro le ingiustizie, ma giorno dopo giorno, sento sempre di più il peso del mio fallimento. Solo ora riesco a capire cosa provava Don Chisciotte nel lottare contro i mulini a vento. Un senso di impotenza, fallimento, solitudine. Continuare a vivere in un mondo che per anni si è combattuto convinti del dilagare della follia e poi di colpo un giorno, ti  svegli e ti accorgi che i diversi siamo noi. Mi dispiace, so che non è da me, ma ho perduto la voglia di lottare contro qualcosa che non riuscirò mai a sconfiggere. Siamo rimasti in pochi a volere un mondo migliore, un cambiamento possibile, ma non realizzabile da solo.  Ho incontrato un vecchio amico che tra due giorni salperà dal porto di Ancona con la sua barca a vela. Non so dove andremo e onestamente conoscere la meta non mi interessa. Ho bisogno di raccogliere le idee e una gita in barca, credo che sia il mezzo migliore per farlo.  Non preoccuparti per me, mi terrò in contatto. Il tuo amico Franco.”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Per il momento, non ho altre notizie di Franco, ma sarà mia premura tenervi informati.</p>


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		<title>Non c&#8217;è peggior sordo di chi&#8230;..</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Aug 2009 21:33:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>S. Casoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni...]]></category>
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		<category><![CDATA[mondo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non ricordo chi, ma qualcuno disse: “Non c&#8217;è peggior sordo, di chi non vuole ascoltare”.  Argomento vecchio, ma credo sempre d&#8217;attualità. Spesso le persone litigano per delle incomprensioni. Vicini che si denunciano, amicizie che finiscono, legami come quello tra genitore e figlio o tra fratelli, il tutto per delle parole non capite; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-170" style="border: 2px solid black; margin: 2px;" title="sordo" src="http://www.sergiocasoni.com/wp-content/uploads/2009/08/sordo2-300x221.jpg" alt="sordo" width="300" height="221" />Non ricordo chi, ma qualcuno disse: “Non c&#8217;è peggior sordo, di chi non vuole ascoltare”.  Argomento vecchio, ma credo sempre d&#8217;attualità. Spesso le persone litigano per delle incomprensioni. Vicini che si denunciano, amicizie che finiscono, legami come quello tra genitore e figlio o tra fratelli, il tutto per delle parole non capite; fraintese. Più di una volta mi sono domandato il perché e la spiegazione che sono riuscito a darmi è che quando le persone discutono, ogni uno è talmente preso a far valere le proprie idee, le proprie ragioni, che non perde nemmeno un secondo ad ascoltare ciò che gli dice il suo interlocutore, finendo in un crescendo di chi alza di più il tono della voce, con la vana illusione che funzioni come nel mondo animale; vince il più forte, chi riesce a dominare l&#8217;altro. Fondamentalmente, siamo tutti presi a salvaguardare i nostri interessi, incuranti se il nostro fare possa ledere chi ci sta vicino. In altre parole, non siamo affatto altruisti. Certo siamo i primi che vanno a messa la domenica, quelli che sembrano essere sempre in prima linea a dispensare buoni consigli e ad aiutare il prossimo, ma quella è solo una splendida facciata. Di fatto noi esseri umani, ci consideriamo una razza evoluta, intelligente, capace di ragionare a differenza degli animali che agiscono distinto, seguendo solo la legge del più forte, ma alla fine siamo come loro se non peggio. Avete mai pensato a cosa accadrebbe se vivessimo in una società in cui non ci fosse un governo, un organo di giustizia, qualcuno che ci dia delle regole da seguire? Il caos. Quello sarebbe una “utopia”, un modo fantastico, ma con tutta probabilità non realizzabile. In un mondo come quello appena descritto, le persone finirebbero con l&#8217;uccidersi, perché noi uomini siamo così intelligenti che non riusciamo a fare altro che distruggere tutto quello che tocchiamo.  Perché non riusciamo a convivere senza il bisogno di seguire delle leggi, delle regole? Forse dovremmo chiederlo agli animali, loro di sicuro la sanno più lunga di noi.</p>


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		<title>Angeli</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Aug 2009 15:30:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>S. Casoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni...]]></category>
		<category><![CDATA[amici]]></category>
		<category><![CDATA[angeli]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Molti nella vita, hanno avuto dei momenti che potremmo definire non proprio brillanti.
In quei momenti avremmo fatto qualsiasi cosa per risolvere i nostri problemi, compreso vendere l&#8217;anima al diavolo.
E&#8217; sorprendente cosa sarebbero disposte a fare le persone, quando si trovano in difficoltà.
Cosa accadrebbe invece se tra noi ci fossero degli Angeli pronti a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-165" style="border: 2px solid black; margin: 2px;" title="angeli" src="http://www.sergiocasoni.com/wp-content/uploads/2009/08/angeli-242x300.jpg" alt="angeli" width="242" height="300" />Molti nella vita, hanno avuto dei momenti che potremmo definire non proprio brillanti.<br />
In quei momenti avremmo fatto qualsiasi cosa per risolvere i nostri problemi, compreso vendere l&#8217;anima al diavolo.<br />
E&#8217; sorprendente cosa sarebbero disposte a fare le persone, quando si trovano in difficoltà.<br />
Cosa accadrebbe invece se tra noi ci fossero degli Angeli pronti a darci una mano?<br />
Una provocazione? Chiamatela come volete, ma non avete ancora risposto alla mia domanda. Certo è assurdo e ha molti può sembrare pazzesco, ma se tra noi ci fossero degli Angeli disposti ad aiutarci?<br />
Quando si dice Angelo, nel nostro immaginario pensiamo ad una entità divina, asessuata, bionda vestita di bianco e con due grandi ali bianche e se non fosse proprio così?<br />
Certo la religione Cristiana ci ha spiegato chi sono gli Angeli, ma cerchiamo di andare oltre, cerchiamo di essere più realistici.<br />
Come dicevo prima, nella vita, quasi tutti noi abbiamo attraversato dei momenti difficili e spesso li abbiamo superati con l&#8217;aiuto di qualcuno che ci è stato accanto: un amico, una preghiera, un Angelo.<br />
Potremmo chiamarlo in mille modi, ma di fatto quella persona, o Angelo che sia, è stato colui che ci è stato vicino, quello che ci ha aiutati a ritrovare la fiducia persa, la voglia di andare a vanti, la forza di combattere l&#8217;ultima battaglia, o semplicemente il coraggio di accettare la realtà della vita, che sempre più spesso risulta  cruda e difficile d&#8217;accettare.<br />
Angeli. Non so dirvi se gli Angeli, quelli con la “A” maiuscola esistano veramente, per  certe cose bisogna avere fede. Lungo il nostro cammino, si incontrano persone capaci di infonderci quella fiducia che in alcuni momenti perdiamo e da soli non riusciremo mai a ritrovare. Amici? Angeli? chiamateli come volete, ma per me non c&#8217;è molta differenza  tra un Angelo e chi ci sorregge nel momento del bisogno, ma la cosa ancora più importante è credere in noi stessi e non perdere mai la fiducia, perchè nella vita, tutto è possibile.</p>


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		<title>Superbia</title>
		<link>http://www.sergiocasoni.com/index.php/2009/08/21/superbia/</link>
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		<pubDate>Fri, 21 Aug 2009 21:07:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>S. Casoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni...]]></category>
		<category><![CDATA[globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[orgoglio]]></category>
		<category><![CDATA[peccati]]></category>
		<category><![CDATA[superbia]]></category>
		<category><![CDATA[umiltà]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La superbia, è uno dei setti peccati capitali.
Per definizione il superbo, è colui che è innamorato della propria superiorità. L&#8217;uomo in quanto tale, ha sempre sentito l&#8217;esigenza di affermare la propria identità, l&#8217;essere superiore a chi gli sta accanto, nella continua e inutile lotta di essere il migliore. Bisogna anche dire che c&#8217;è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-162" style="border: 2px solid black; margin: 2px;" title="superbia" src="http://www.sergiocasoni.com/wp-content/uploads/2009/08/superbia-189x300.jpg" alt="superbia" width="189" height="300" />La superbia, è uno dei setti peccati capitali.<br />
Per definizione il superbo, è colui che è innamorato della propria superiorità. L&#8217;uomo in quanto tale, ha sempre sentito l&#8217;esigenza di affermare la propria identità, l&#8217;essere superiore a chi gli sta accanto, nella continua e inutile lotta di essere il migliore. Bisogna anche dire che c&#8217;è una sottile differenza tra colui che è superbo e quello che è orgoglioso. Il primo non ha scrupoli a calpestare chiunque si interponga tra lui e la sua adorata meta: il successo. Il secondo è quella persona testarda a tratti intransigente, che non scenderà mai a compromessi, sempre pronto a difendere la propria identità, e per nessun motivo disposto a farsi calpestare.<br />
La società in cui viviamo, ci sta incanalando in uno standard che personalmente non condivido molto. In particolare non capisco perché dovremmo essere tutti uguali. Sin dalla sua origine l&#8217;uomo è stato diverso l&#8217;uno dall&#8217;altro, ognuno con le sue idee, con i suoi gusti, ma poi nel tempo tutto questo è andato lentamente scomparendo. Sembra che le persone non abbiano più personalità, limitandosi a imitare chi hanno accanto, in un circolo vizioso senza fine. In una società come questa il superbo ha terreno fertile, mentre l&#8217;orgoglioso è il male che va isolato e debellato, con metodi che sempre più spesso si possono riassumere in una parola: “mobbing”.<span id="more-161"></span><br />
Parlando di questo con Franco, siamo giunti alla conclusione, che nella nostra società, ci sono sempre più persone superbe, con poca dignità, impegnati solo ad apparire e per raggiungere il loro scopo, sono disposte a svendersi e a servire.<br />
Le persone dovrebbero capire, che la diversità di pensiero, di cultura, d&#8217;idee, non può che essere positiva per la crescita e lo sviluppo. Non dovremmo aver paura di chi la pensa diversamente da noi, solo confrontandoci si può sviluppare una società migliore di quella in cui ci troviamo.<br />
Stiamo vivendo in un modo dove la globalizzazione sta facendo da padrone e questo sarebbe dovuto essere un bene per noi, invece ci troviamo in una realtà in cui i piccoli sono spariti, calpestati dei grandi. E dove ci troviamo ora? In una società in cui abbiamo meno scelte, meno concorrenza, prezzi standardizzati, obbligati a seguire un percorso che viene paventato come libero, ma di fatto obbligatorio. Ci stanno togliendo la possibilità di scegliere, di decidere. Spero solo che le persone continuino a difendere la libertà di pensiero.<br />
<em>“I cimiteri sono pieni di persone insostituibili.”<br />
George Clemeneau </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Si è orgogliosi quando si ha qualcosa da perdere e umili quando c&#8217;è qualcosa da guadagnarci.”<br />
Herny James </em>
</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“La vita è una lunga lezione di umiltà.”<br />
J.M.Barrie</em></p>


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		<title>Bullismo</title>
		<link>http://www.sergiocasoni.com/index.php/2009/08/16/bullismo/</link>
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		<pubDate>Sun, 16 Aug 2009 13:30:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>S. Casoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[bullismo]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
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		<category><![CDATA[vita]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Proprio ieri navigando in internet, mi sono imbattuto in un sito che parlava di “Bullismo”, un fenomeno che sempre più prende piede nella nostra società.
La prima cosa che ho fatto è stata quella di andare su Wikipedia e digitare nel campo di ricerca proprio la parola “Bullismo” e ne è uscito quanto segue: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-159" style="border: 2px solid black; margin: 2px;" title="bulli" src="http://www.sergiocasoni.com/wp-content/uploads/2009/08/bulli-300x300.jpg" alt="bulli" width="300" height="300" />Proprio ieri navigando in internet, mi sono imbattuto in un sito che parlava di <em>“Bullismo”</em>, un fenomeno che sempre più prende piede nella nostra società.<br />
La prima cosa che ho fatto è stata quella di andare su Wikipedia e digitare nel campo di ricerca proprio la parola “Bullismo” e ne è uscito quanto segue: <em>“Con bullismo si indica generalmente nella letteratura psicologica internazionale (il fenomeno delle prepotenze perpetrate da bambini e ragazzi nei confronti dei loro coetanei soprattutto in ambito scolastico). In particolare con il termine bullismo si intende riunire aggressori e vittime in un&#8217;unica categoria. Esistono diversi tipi di bullismo, che si dividono principalmente in bullismo diretto e bullismo indiretto.<br />
Il bullismo diretto è caratterizzato da una relazione diretta tra vittima e bullo e a sua volta può essere catalogato come:<br />
bullismo fisico: il bullo colpisce la vittima con colpi, calci o spintoni, o la molesta sessualmente;<br />
bullismo verbale: il bullo prende in giro la vittima, dicendole frequentemente cose cattive e spiacevoli o chiamandola con nomi offensivi o minacciandola;<br />
bullismo psicologico: il bullo ignora o esclude la vittima completamente dal suo gruppo o mette in giro false voci sul suo conto;<br />
cyberbullying o bullismo elettronico: il bullo invia messaggi molesti alla vittima tramite sms o in chat o la fotografa/filma in momenti in cui non desidera essere ripreso e poi invia le sue immagini ad altri per diffamarlo, per minacciarlo o dargli fastidio.<br />
Il bullismo indiretto è meno visibile di quello diretto, ma non meno pericoloso, e tende a danneggiare la vittima nelle sue relazioni con le altre persone, escludendola e isolandola per mezzo soprattutto del bullismo verbale e quindi con pettegolezzi e calunnie sul suo conto.<br />
Una prima distinzione di variabili di Bullismo è in base al sesso del bullo: i bulli maschi sono maggiormente inclini al bullismo diretto, mentre le femmine a quello indiretto.”</em><span id="more-158"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Poche righe per definire uno dei peggiori mali, <em>“frutto”</em> della nostra società. Mi è capitato di assistere a fenomeni che alcuni adulti giustificano come <em>“giochi tra bambini”</em>, ma personalmente non sono della stessa idea.<br />
I bambini dovrebbero giocare tra loro, in armonia. Certo a vole può capitare che bisticcino, ma non credo sia normale che si coalizzino per deridere, estraniare, umiliare un loro coetaneo. Tutti siamo stati bambini, anche se in epoche diverse, ma quella attuale credo che sia la peggiore. Non sono un esperto in materia, ma credo che il problema di questa nuova generazione, sia da ricercare all&#8217;interno della famiglia, di quella che è cresciuta seguendo delle regole, a volte forse troppo ferree e che ora, mai e poi mai, vorrebbe far subire ai propri figli ciò che hanno subito loro. Trovo questo comportamento a dir poco infantile, perché si passa da un estremo all&#8217;altro, senza pensare alle conseguenze che ne possono scaturire. Di fatto si lascia il bambino crescere<br />
con la convinzione che in un gruppo a comandare è il più forte e questa non credo che sia la cosa più giusta. Perché dico questo?  Mi è capitato di assistere ad una scena uguale a quella che ho appena descritto. Dei bambini durante un gioco, stavano escludendo un loro coetaneo, deridendolo, umiliandolo e spronando un bimbo più piccolo a pestarlo per farlo allontanare, il tutto sotto gli occhi dei loro genitori che ridendo dicevano: giocano, sono bambini.<br />
Ho parlato di questa cosa con Franco, e vi lascio immaginare quale sia stata la sua reazione. I bambini di oggi, saranno i grandi di domani, coloro che saranno destinati a guidarci verso un futuro che di certo non lascia presagire nulla di buono. Difficile trovare la causa di questo <em>“male”</em>. C&#8217;è chi sostiene sia la televisione, che ci propina una società basata esclusivamente <em>“sull&#8217;apparire a qualsiasi costo”</em>, alcuni dicono che si sono persi i valori fondamentali della vita, sostituiti da altri più <em>“venali”</em>. La lista è sicuramente lunga e variegata, e trovare tra le singole voci quale sia quella giusta, diventa come trovare un ago in un pagliaio. Anche Franco concorda con me che la causa non è soltanto una, ma un&#8217;insieme di fattori. Di sicuro la strada che stiamo percorrendo, non ci porterà a nulla di buono.<br />
Riscopriamo i valori della vita, l&#8217;amore per la famiglia, la voglia di fare, ricordandoci che se <em>“freghiamo”</em> chi ci sta vicino, in realtà ci siamo solo fatti del male da soli.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Odio questa società che corre a ritmi vertiginosi, che risucchia tutto il nostro tempo, le nostre attenzioni. Sono stanco e mi sento sfinito, in questa guerra quotidiana dove il vincitore è sempre e solo uno. La forza del nostro avversario, è la nostra debolezza. Veniamo costantemente illusi, che se facciamo meglio di chi ci sta vicino, saremo dei vincenti. Niente di più falso.”<br />
Franco Pezzato</em></p>


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		<title>Una serata con Franco</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2009 20:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>S. Casoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Franco Pezzato]]></category>
		<category><![CDATA[amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[franco]]></category>
		<category><![CDATA[pezzato]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Finalmente dopo tanto tempo, sono riuscito a convincere Franco a far parte della comunità di Facebook.
Certo per un tipo della sua età e in particolare con il suo carattere, fargli capire come funziona un computer non è facile. Franco ha sempre rifiutato tutto ciò che è tecnologia. Se potesse, vivrebbe come un Mormone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-154" style="border: 2px solid black; margin: 2px;" title="Franco" src="http://www.sergiocasoni.com/wp-content/uploads/2009/07/uomo_di_spalle.jpg" alt="Franco" width="300" height="276" />Finalmente dopo tanto tempo, sono riuscito a convincere Franco a far parte della comunità di Facebook.<br />
Certo per un tipo della sua età e in particolare con il suo carattere, fargli capire come funziona un computer non è facile. Franco ha sempre rifiutato tutto ciò che è tecnologia. Se potesse, vivrebbe come un Mormone e onestamente il suo stile di vita non è molto diverso. Ieri sera, come promesso, sono andato da lui per insegnarli alcune cose, ma poi come immaginavo, abbiamo discusso di tutto, tranne che di computer.<br />
Questa estate, causa il caldo, si è trasferito nella sua casa di montagna. Vorrei dirvi dove si trova, ma&#8230; non mi ha dato il permesso di farlo. Chi mi segue da più tempo sa che Franco è un tipo molto particolare, dire che lui è una persona stravagante, non rende a pieno l&#8217;idea di che tipo sia. Questo suo carattere, a fatto si che avesse molte conoscenze, ma assai poche amicizie. Io mi ritengo una persona fortunata, lo conosco da molti anni e tra noi è nata una vera amicizia.<br />
Ieri, dopo la solita birra fredda e un buon sigaro, siamo rimasti a parlare fino alle quattro del mattino. L&#8217;argomento della nostra conversazione? Difficile dirlo. Sarebbe più corretto dire che ne abbiamo avuti molti, ma quello che ha tenuto banco fino a quando non sono tornato a casa è stato: l&#8217;amicizia.<span id="more-153"></span><br />
Amicizia, una piccola parola che racchiude in se un significato molto profondo, peccato però, che i più la utilizzano con estrema superficialità. Tempo fa chiesi a Franco quanti amici avesse, e la sua risposta fu davvero sorprendente: “Amici, di amici ne ho molti pochi, forse non ne ho nemmeno uno; tutti gli altri sono solo conoscenti.”<br />
Rimasi per qualche istante in silenzio, poi realizzai cosa mi voleva dire e a quel punto mi sono chiesto quanti amici avessi io.<br />
Spesso le persone, in una società dove l&#8217;importante è apparire, si vanta di avere molte amicizie, ma quante sono quelle vere? Un amico è qualcosa di unico. I proverbi dicono che “Chi trova un amico, trova n tesoro”, ma questo sembra più una leggenda metropolitana che una realtà.<br />
Cosa deve avere una persona per essere considerata un “amico”? Non credo di saperlo, immagino che sia colui che ti sa capire, che è sempre disponibile, che ti sa dare il consiglio giusto per ogni cosa, a cui puoi confessare ogni tuo segreto, sapendo che rimarrà tale e in particolare colui su cui puoi sempre contare. Poi però credo che questa mia convinzione sia solo una leggenda metropolitana.<br />
Grazie mille amico mio.</p>


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		<title>L&#8217;isola che non c&#8217;è</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 15:12:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>S. Casoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni...]]></category>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In questo periodo, sono stato un po&#8217; assente. Il lavoro prima e le vacanze poi, mi hanno portato lontano da voi. In questo periodo, tra una birra e due chiacchiere con il mio amico Franco, mi è capitato di leggere un articolo che mi ha colpito molto.  Johnny Depp; vi dice niente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-150" style="border: 2px solid black; margin: 2px;" title="jack-sparrow-1" src="http://www.sergiocasoni.com/wp-content/uploads/2009/07/jack-sparrow-1.jpg" alt="jack-sparrow-1" width="256" height="371" />In questo periodo, sono stato un po&#8217; assente. Il lavoro prima e le vacanze poi, mi hanno portato lontano da voi. In questo periodo, tra una birra e due chiacchiere con il mio amico Franco, mi è capitato di leggere un articolo che mi ha colpito molto.  Johnny Depp; vi dice niente questo nome?  Esatto. Il noto attore salito alla ribalta per la serie: <em>“I Pirati dei Caraibi”</em>. Secondo il mio modesto parere, uno dei migliori personaggi che abbia fino ad ora interpretato è stato sicuramente il capitano Jack Sparrow. Personaggio stravagante, eccentrico, originale, imprevedibile, un po come il mio amico Franco. <span id="more-149"></span>Certo i due non si assomigliano per nulla fisicamente, e di certo Franco non fa l&#8217;attore, ma qualcosa mi diceva che avevano molto in comune. Leggendo l&#8217;articolo, la prima cosa che mi ha incuriosito, è stato il vedere la birra che teneva in mano in una delle foto che lo ritraevano. Una “Corona”, la stessa che quella sera mi aveva offerto Franco. Birra gelata, con fetta di limone e rigorosamente bevuta direttamente dalla bottiglia.  In un&#8217;altra foto Johnny teneva in mano una vecchia chitarra acustica, di quelle che si suonavano all&#8217;inizio secolo. Tranquilli Franco non ne ha una uguale, ma è da una vita che cercare suonarne una senza però riuscirci. La storia si faceva sempre più intrigante. A centro pagina la foto di una nave, più corretto dire uno yacht, costruito nel 2001 in stile rétro, con il bizzarro nome di <em>“Vajoliroja”</em>, ricavato dalle iniziali del suo nome, quello di sua moglie e dei suoi figli. Per una persona di spettacolo e ricca, avere un  yacht privato non è nulla di eccezionale, poi però, continuando a sfogliare le pagine, mi ha incuriosito una foto di un atollo, una piccola isola, immersa nel mare azzurro dei Caraibi. Leggendo l&#8217;articolo è emerso che quella piccola isola, con il nome di <em>“Little Hall&#8217;s Pond Cay”</em> è di fatto la sua isola. L&#8217;articolo continuava dicendo che Johnny si reca spesso in quel piccolo angolo di paradiso, dopo ogni film che gira, per rilassarsi.  A quel punto a me e Franco, è stato sufficiente scambiarci uno sguardo. L&#8217;isola, un posto perso nel profondo blu dei mari dei Caraibi. Un posto incantevole, di quelli che sembrano esistere solo nei film, un posto dove ogni uno di noi vorrebbe trascorrere almeno un giorno della propria vita, magari nella speranza di scoprire la “Felicità”. Per me e Franco, un posto come quello rappresenta in parte la <em>“Libertà”</em>. <em>“Libertà”</em> una parola piccola, ma che racchiude un grande significato.  Non credo che per essere liberi occorra trovarsi in una piccola isola nel mare dei Caraibi, ma l&#8217;idea di essere in quel posto, sdraiato su una spiaggia di sabbia bianca, all&#8217;ombra di di un&#8217;enorme palma, con una birra ghiacciata in mano, le onde del mare che lambiscono i piedi&#8230;.  Voi che ne dite?</p>


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