Sono passati diversi giorni, ma di Franco non ho avuto più notizie. Questi giorni di festa ho pensato molto a lui. Proprio ieri sono tornato alla stazione, dove l’avevo cercato l’ultima volta.
Faceva molto freddo, la stazione era piuttosto affollata nonostante l’ora tarda. Alla biglietteria c’era lo stesso operatore di qualche giorno prima. Due poliziotti camminavano lungo i binari, stavano tenendo d’occhio un tipo dall’aspetto poco raccomandabile. Negli ultimi giorni in città , si sono verificati numerosi furti e scippi. Senza dare troppo nell’occhio, mi sono incamminato nella zona dove sono parcheggiati i vagoni, gli stessi che alcuni senzatetto utilizzano per passare una notte al riparo dal freddo. Non nego che camminare tra quei vagoni, alle due di notte, quasi al buio, non è stato molto piacevole, ma forse avrei ritrovato Franco e questo mi bastava. C’erano molti vagoni merci e in uno di questi ho sentito un rumore. Mi sono fatto coraggio e ho aperto la porta. Il vagone sembrava vuoto.
Accesi lo zippo per fare un po’ di luce e in fondo al vagone, dietro a degli scatoloni, notai un grosso topo che si stava nascondendo. Continuai a cercare, ma quel posto sembrava completamente deserto. Sapevo che c’erano delle persone, ma queste non volevano essere viste. Forse sarebbe più corretto dire che siamo noi che non vogliamo vederle e questo loro lo sanno bene. Mi riferisco ai senzatetto, a quelli che hanno perso tutto e vivono alla giornata, a quelli che sono stati emarginati. A tutte le persone che non riescono più a tenere il passo con questa società , che non arrivano più a fine mese, che fanno la fila alle mense pubbliche, che hanno perso tutto, ma non la dignità . Sono quelli che muoiono in silenzio, senza chiedere nulla, solo con molto amaro in bocca. A volte prima di addormentarmi penso a cosa farei io se un giorno mi trovassi in una situazione del genere. Non sono mai riuscito a darmi una risposta.
Un giorno Franco mi disse che ci vuole più coraggio per vivere che per uccidersi, e forse aveva ragione. Vicino ad un vagone notai dei vetri in terra, mi inginocchiai per vedere meglio e in quel momento mi accorsi che un’ombra si allungava vicino alla mia. Trattenni il respiro pensandosi trattasse di Franco, mi voltai e vidi un ragazzo. Mi chiese una sigaretta, e se avevo qualche euro da dargli; era dalla sera prima che non mangiava. Volevo offrirgli qualcosa, ma non voleva stare tra la gente, così sono andato a prendergli dei panini e qualcosa da bere. Sono rimasto a parlare con lui per più di due ore. Gli ho mostrato una foto di Franco, chiedendogli se lo avesse visto, ma nulla da fare. Erano alcune notti che dormiva in quei vagoni e non aveva visto nessuno che somigliasse a lui. Prima di andarmene, mi consigliò di controllare un posto dove di solito andavano i senza tetto a dormire. Mi ringraziò dei panini e di essere rimasto con lui ad ascoltarlo. Era da molto tempo che non parlava con qualcuno. A volte basta davvero poco per far felice una persona.![]()

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